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L'economia della trasparenza -

31/01/10

Mutui, ecco il tasso misto 2.0

Con i tassi variabili ai minimi storici e con la prospettiva di futuri rialzi dal terzo trimestre dell’anno – come lasciato intendere dalla Banca centrale europea – le banche stanno riesumando dal bouquet i mutui a tasso misto, che danno la possibilità al debitore di cambiare tasso nel corso del piano di ammortamento. La novità sta nel fatto che, rispetto ai prodotti a tasso misto lanciati tra il 2000 e il 2004 – che consentivano un solo switch – i nuovi prestiti ipotecari consentono, nella maggior parte dei casi, più occasioni di rinegoziabilità del tasso. Tra le ultime novità in questa direzione si segnalano il “Mutuo One Opzione Sicura” di UniCredit e il “Variabile con Opzione” di Barclays (che si aggiunge al “Fisso 5 rinegoziabile”). Mentre a breve anche Cariparma si prepara a lanciare un nuovo mutuo che permetterà di passare da tasso variabile a fisso e viceversa più volte nel corso della vita del mutuo, come segnala il responsabile della direzione retail Roberto Ghisellini.

Questa maggiore flessibilità ha un costo: in media 40-50 punti base in più rispetto a un mutuo senza opzione, ovvero circa 25 euro di rincaro sulla rata mensile nell’ipotesi di un mutuo di 150mila euro. Ma offre un’opportunità in più:

oltre alla flessibilità del tasso, la nuova frontiera dei mutui a tasso misto consente di beneficiare, per gli amanti del tasso fisso, di Eurirs (il parametro interbancario utilizzato normalmente per i mutui a tasso fisso a cui va aggiunto lo spread) di brevi durate e quindi, tendenzialmente, più “a buon mercato”. Un esempio? Un mutuo a tasso fisso stipulato oggi con durata a 20 anni senza opzioni (quindi ancorato all’Eurirs a 20 anni che oggi viaggia al 3,92%) costa 100 punti base in più rispetto allo stesso mutuo, sempre a tasso fisso, ma agganciato all’Eurirs a 5 anni (che oggi viaggia al 2,92% e che storicamente è sempre inferiore all’indice ventennale) . Secondo una simulazione di MutuiFrimm, nell’ipotesi di un finanziamento di 150mila euro, chi opta per un mutuo a 20 anni senza opzione – mantenendo quindi per tutta la durata un Eurirs del 3,92% - il totale da rimborsare sarà pari a 235mila euro. Chi invece, ogni 5 anni, decide di rinegoziare il mutuo con il rispettivo Eurirs di durata quinquennale andrà incontro a un esborso di 223mila euro (ipotizzando una volatilità dell’Eurirs intorno ai 120 punti base, quanto statisticamente verificatosi dal 2001 ad oggi) ottenendo un risparmio complessivo di circa 12mila euro.

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19/01/10

Euribor al minimo storico ma da aprile potrebbe risalire

Gli indici Euribor - a cui è ancorata la maggior parte dei mutui a tasso variabile stipulati in Italia - continuano ad aggiornare i minimi storici. Oggi l'indice a 6 mesi è stato fissato allo 0,974%; quello 3 mesi allo 0,675%; il mensile a quota 0,435 per cento.

Lievi ritocchi al ribasso che fanno certo piacere agli oltre 3 milioni di italiani che stanno rimborsando un mutuo a tasso indicizzato. Risparmiatori che, a questo punto, si chiedono fino a quando proseguirà questa anomala situazione che, difatti, si traduce in benefit sulla rata (la caduta dei tassi dei mutui è sicuramente uno dei pochi risvolti positivi/paradossi della terribile crisi finanziaria che ha colpito le economie mondiali nel biennio 2007-2008, ricaduta sull'economia reale nel 2009 quando per la prima volta dal 1945 il Pil del pianeta è arretrato).

Su questo punto la Banca centrale europea è il faro. L'istituto di Francoforte ha deciso giovedì 14 gennaio di lasciare invariato il costo del denaro all'1% (il livello più basso della storia dell'euro) e ha lasciato intendere che, perlomeno nei primi sei mesi dell'anno, i tassi dovrebbero restare su livelli bassi. Ne consegue che qualche ritocco all'insù potrebbe arrivare nel terzo trimestre del 2010 (a partire da settembre) con il tasso di riferimento che potrebbe essere incrementato di 50 punti base. Scenario che porterebbe l'Euribor a 3 mesi - il parametro oggi più utilizzato dalle banche per indicizzare i mutui a tasso variabile - a muoversi al rialzo - direzione 1% - già dal prossimo aprile. 

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18/01/10

Mutui al 100%: ecco i pochi prodotti sopravvissuti all'ondata subprime

Sono rimasti in pochi. Pochissimi. L’ondata subprime ha spazzato via dal bouquet dell’offerta delle banche i mutui ipotecari che si spingono oltre l’80% (e che possono arrivare fino al 100%) del valore dell’immobile. Prodotti, molto pubblicizzati prima del 2007, che oggi sono appannaggio di tre istituti che operano a livello nazionale: Intesa Sanpaolo, Banca Mps e Banca popolare di Bari. Si rivolgono in particolare alle giovani coppie o cittadini extra-Ue con residenza in Italia che possono sostenere un buon rapporto rata/reddito ma che, allo stesso tempo, non dispongono della liquidità sufficiente per abbassare il loan to value (il rapporto tra valore del prestito e valore dell’immobile) sotto la soglia dell’80% (il limite massimo previsto dal Testo Unico delle leggi bancarie oltre il quale è necessario che l’istituto erogante stipuli un’assicurazione). Per questa categoria l’unica alternativa all’affitto è, appunto, un mutuo al 100%. Mutui che, nella norma, costano circa 20-30 punti base in più rispetto al corrispettivo prestito con un loan to value entro l’80%, proprio perché incorporano i costi (o una parte di essi) relativi all’assicurazione che la banca deve stipulare per garantire la somma eccedente l’80%.

Tra le poche offerte in campo Intesa Sanpaolo ha predisposto la linea “Domus” (Fisso, Variabile, Giovani) con cui eroga finanziamenti al 100% del valore di perizia, per durate fino a 40 anni e per importi fino a 300mila euro (250mila euro per la linea Giovani). Nell’ipotesi di un mutuo ipotecario a 30 anni a tasso fisso di 200mila euro il Taeg è del 5,989; il variabile costa il 2,621%. E’ possibile sospendere il pagamento fino a sei rate. Anche Banca popolare di Bari concede prestiti con loan to value al 100%, per importi fino a 300mila euro per durate non superiore a 30 anni. I mutui sono a tasso fisso: per prestiti fino all’80% a 20 anni lo spread è dell’1,45%; a 30 anni sale all’1,70%. Per mutui fino al 95% si prevede un incremento di 0,10% per le durate fino a 20 anni e dello 0,15% per le durate fino a 30 anni. Per mutui fino al 100% del valore dell' immobile l’incremento è di 0,25% per le durate fino a 30 anni.

Il mutuo “Alto Ltv” di Mps è destinato esclusivamente all’acquisto della “prima casa”, attraverso il quale è possibile erogare al cliente un ammontare fino al 95% del valore dell’immobile (fino a 200mila euro). L’indicatore sintetico di costo di un mutuo a tasso fisso trentennale è pari al 6,22%, il corrispettivo variabile costa il 2,58%.

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15/01/10

Mutui, stretta sulle assicurazioni: "O così o non se ne fa niente"

Torno sul tema delle assicurazioni agganciate ai mutui. Perché sono molti i lettori del blog che sollevano il problema di essere praticamente “costretti” a stipulare una polizza vita (o legata agli infortuni o alla perdita del lavoro) da “affiancare” al mutuo.

O così, o non se ne fa niente.

Ripropongo un post di un lettore che fa luce su questo genere di comportamenti

Ciao a tutti. Vorrei rendere nota a tutti la mia esperienza con le banche sulle surroghe. Nel mese di giugno ho chiesto la surroga di un mutuo a tasso fisso stipulato l'anno prima con ING Direct con uno a tasso variabile denominato "Domus Variabile" di Intesa San Paolo. Oggi, dopo 6 mesi di richieste ed una lettera di protesta fatta tramite un'associazioni di consumatori (è l'unica che ha avuto un qualche effetto), Banca Intesa mi dice che la surroga è possibile solo se stipulo un'assicurazione sulla vita di 3000 euro da pagare anticipatamente ed in una sola rata. Al mior rifiuto è stato risposto che la banca può concedere del credito solo a queste condizioni altrimenti non se ne può fare nulla (eppure sono loro cliente sin dal 1991...). Senza parole e senza difese.... Un saluto, Domenico

Ricordo che l’unica polizza obbligatoria che un mutuatario deve sottoscrivere è quella relativa all’ “incendio e scoppio”. E ricordo anche che il cliente non è tenuto a stipularla con la stessa banca che eroga il mutuo ma può scegliere anche una soluzione assicurativa “esterna”.

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14/01/10

Ecco come aiutare le popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti

1) È possibile donare 2 euro alla Croce Rossa Italiana ”Pro Emergenza Haiti” inviando un SMS dai numeri H3G e Wind al 48540.

Il numero, per i clienti Tim e Vodafone, invece a cui scrivere è il 48541.

Le numerazioni saranno attive fino al 27 gennaio.

I fondi saranno utilizzati per sostenere l’impegno umanitario della Croce Rossa Italiana sul territorio di Haiti, colpito dal drammatico sisma.

2) E' possibile anche donare il proprio contributo attraverso il sito http://www.agire.it (Agenzia italiana risposta alle emergenze)

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Ripresa o crisi? E' un problema di percezione

La crisi è definitivamente alle spalle? Sì, per il governatore della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet (oggi ha lasciato invariati il tasso di riferimento all'1%), che a inizio settimana ha scongiurato l'ipotesi di una crisi a W  (sarebbe caratterizzata, secondo i sostenitori di questa teoria, da una nuova ondata recessiva dopo il recupero in atto). Ma dal punto di vista psicologico i postumi del pesante 2009 (con il Prodotto interno lordo italiano arretrato intorno al 5% e quello mondiale sceso sottozero per la prima volta dal 1945) saranno difficili da smaltire. Ed è per questo - secondo quanto sostiene la società di ricerche Ref in uno studio quindicinale sulla congiuntura economica - che nel 2010 è improbabile che vi sia "una variazione positiva dei consumi, così come ancora in contrazione dovrebbe risultare la domanda di investimenti immobiliari della famiglie".

Le preoccupazioni più importanti arrivano dal fronte lavorativo e reddituale dato che il “2010 sarà un anno di recupero del ciclo, ma non per le famiglie, che si troveranno a subire ancora gli effetti della crisi sull'andamento dell'occupazione, in presenza di una decisa decelerazione della dinamica dei salari reali".

Nel 2009 le famiglie italiane – si apprende dallo studio – hanno attutito il colpo "grazie ad una serie di elementi che sono intervenuti a sostenere il potere d'acquisto del reddito, limitando l'entità della caduta dei consumi".

Correttivi che però hanno impedito alle famiglie di “percepire” realmente l’entità della crisi. Per lo stesso motivo, non avendo “percepito il fondo” della crisi le stesse famiglie rischiano di non essere in grado di agganciare i primi movimenti di ripresa previsti per il 2010”. Scenario che, appunto, dovrebbe penalizzare l’andamento dei consumi e del mercato immobiliare residenziale.

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06/01/10

Borse, riflessioni e spunti per il 2010

Il 2009 passerà alla storia per essere stato l'anno in cui, per la prima volta dal 1945, l'economia mondiale è arretrata. Il Pil, secondo le stime incrociate di Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale, dovrebbe essere scivolato dell'1% rispetto all'anno precedente. Ma le Borse, sprofondate nel 2008 e partite malissimo nel 2009, hanno reagito a partire da marzo chiudendo l'anno in territorio positivo e dimostrando, in modo lampante, che i mercati azionari viaggiano con un anticipo rispetto all'economia reale di almeno 6-8 mesi. Nel bene e nel male guardano avanti. 

Dopo un inizio di stagione da panico con Piazza Affari che ha perso tra gennaio e febbraio il 36% e Wall Street il 27% qualcosa è cambiato dal 9 marzo. Quello che sembrava l'ennesimo fisiologico mini-rimbalzo in una curva ribassista si è trasformato in una inversione di rotta che ha portato i mercati a recuperare e a chiudere il 2009 con rialzi a doppia cifra.

Piazza Affari, in linea con gli altri indici europei, ha chiuso l'anno con un +19% (dopo il -49,5% del 2008); Wall Street è salito del 24% (dopo il -40% del 2008); ha chiuso in rialzo (+19%) perfino anche la Borsa di Tokyo (dopo il -49% del 2008) che da anni si barcamena con un'economia stagnante.

E sono andati molto meglio i Paesi emergenti che, spinti dalla globalizzazione, hanno rosicchiato altro terreno ai Paesi più industrializzati. L'indice Bovespa della Borsa brasiliana è salito dell'81%. I mercati azionari di Shanghai e Mumbai hanno festeggiato il 2009 con un +79 per cento.Molto Bene anche Seul (+51%).

Cosa aspettarsi per il 2010? Il fattore chiave da tenere presente è la liquidità, la stessa che ha trainato i mercati nel 2009. Nell'ultimo anno governi e banche centrali per arginare la crisi hanno iniettato nell'economia reale 12mila miliardi di dollari. Questo eccesso di liquidità dovrebbe - secondo gli esperti - dare ulteriore linfa alle Borse perlomeno nella prima metà del 2009. Ma bisogna fare attenzione. Perché è la stessa liquidità che sta alimentando da qualche mese attività speculative sui mercati finanziari. Basti guardare alla corsa delle materie prime nel corso del 2009 (petrolio +70%, oro +40% con picco storico il 2 dicembre a 1.215 dollari l'oncia).

La liquidità, quindi, è un fattore trainante ma, come spesso accade per gli eccessi, rischia di essere un boomerang per i mercati azionari qualora vada ad alimentare delle bolle finanziarie.

Al momento, però, la situazione sembra sotto controllo. Almeno secondo gli analisti di Goldman Sachs secondo cui le Borse europee saliranno del 20% nel 2010. 

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22/12/09

Borse, nell'ultimo decennio tre cigni neri hanno lasciato il segno

E’ vero che i mercati azionari premiano sempre gli investitori sulla distanza con rendimenti ben più alti rispetto a quelli offerti da titoli più sicuri come i bond governativi? A guardare quello che è successo negli ultimi 10 anni, chi guarda all’investimento in Borsa con un approccio ottimistico farebbe meglio a vestire i panni di Cassandra. Perché, chi nel 2001 avesse puntato 100 euro sui 40 titoli che oggi compongono il paniere Ftse Mib, se ne ritroverebbe 56, poco più della metà. Se avesse deciso di reinvestire i dividendi distribuiti dalle prime 40 compagnie italiane per capitalizzazione il gruzzolo salirebbe a 80, ma resterebbe in ogni caso inferiore (del 20%) al capitale iniziale. Nel mezzo, infatti, i mercati azionari hanno dovuto fronteggiare gli strascichi della bolla dei titoli della new economy, le conseguenze degli attentati alle Torri Gemelle e, ultima ma non meno importante, la bolla dei derivati agganciati ai mutui subprime che ha zavorrato il mercato dell’equity dall’agosto del 2007 a marzo 2009. Tre cigni neri che hanno lasciato il segno.Cignonero  

Se poi si guarda ai singoli titoli il bilancio può assumere proporzioni ancor più pesanti. Stmicroelectronics rispetto a inizio 2001 ha lasciato sul terreno l’87% del valore di Borsa (l’85% al lordo dei dividendi reinvestiti). Segue a ruota Telecom Italia che ha bruciato il 78% della capitalizzazione (il 69% nell’ipotesi scolastica di un reinvestimento dei dividendi distribuiti). Terz’ultima Fiat (che ha mandato in fumo il 61% della capitalizzazione pur comprendendo le cedole reinvestite). Male anche Mondadori (-60%) Mediolanum (-49%), Unipol (-42%), Mediaset (-38%). Tra le principali banche italiane solo tre viaggiano con un rendimento positivo negli ultimi due lustri: Mediobanca (+17%), Banca popolare di Milano (+2,6%) e Intesa Sanpaolo (+2,4%). Ribassi a doppia cifra, invece, per altre big: Banco popolare (-37%), Banca Mps (-36%), UniCredit (-20,5%), Ubi Banca (-4,51%). Tutti in rosso gli assicurativi: Unipol (-42,6%), Fondiaria-sai (-27%) e Generali (-18,5%). 

Hanno regalato soddisfazioni, invece, i titoli energetici. Tenaris, dalla quotazione del dicembre 2002, si è apprezzato del 700% (che sale a 842% tenendo conto dell’effetto moltiplicatore delle cedole reinvestite nello stesso titolo). Effetto che porta la performance di Saipem a +665% e quella di Atlantia a +244%. Bene anche Lottomatica (+220%), Snam rete gas (+177%), Eni (+160%). Più contenuta, invece, la performance di Enel, che ha bruciato il 39% del valore di Borsa ma che chiude l’ultimo decennio con un profitto borsistico del 9% nell’ipotesi di cedole reinvestite.

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21/12/09

Comprare casa negli Usa, ultima occasione?

Ecco un articolo pubblicato su Plus24 sabato 19 dicembre

Il 2009, da dimenticare per l’andamento generale dell’economia, potrebbe chiudersi però con un record per l’Italia. Secondo le stime di Scenari Immobiliari, infatti, il bilancio di compravendite di case all’estero da parte di cittadini italiani supererà, per la prima volta, quota 35mila. Di queste, una si quattro riguarda immobili situati negli Usa. “Non è un caso che gli Usa siano oggi la meta preferita per gli italiani che investono nel mattone oltreconfine – commenta Paola Gianasso, esperta di mercati internazionali di Scenari Immobiliari -. L’effetto combinato del supereuro e del crollo dei prezzi del mattone offre un mix difficilmente ripetibile. Anche perché nella seconda metà del 2010 dovremmo assistere a un recupero generalizzato delle quotazioni. Oggi vi sono occasioni da cogliere in tutte le città più importanti, da Boston a Los Angeles”.

La località più richiesta – secondo le elaborazioni di Scenari Immobiliari - è Miami, dove i prezzi hanno registrato negli ultimi 12 mesi un calo medio del 25%, con punte del 50 per cento. “Ma gli italiani stanno acquistando anche nelle località della costa Ovest, in particolare Santa Monica e Malibù, dove le quotazioni immobiliari sono calate del 20 per cento da dicembre 2008 ad oggi”. Mentre sono in calo gli acquisti a New York dove, come spiega Angelo Cinel, direttore estero Professionecasa prestige international, “la crisi del mercato scoppiata negli Usa nel 2007 si è affacciata solo otto mesi fa.  Nel 2008, mentre l’America scivolava, le case a Manatthan sono balzate del 20 per cento”. Così’, il calo medio di un quinto dei prezzi medi del residenziale nella Grande Mela registrato nel 2009 non deve ingannare – fa notare l’ufficio studi di Ubh – perché parte da una base prezzi più alta e perché non è uniforme dato che nelle zone di pregio le quotazioni continuano a crescere come dimostra il +8% messo a segno nel terzo trimestre dell’anno.

Ma chi è l’italiano che fa shopping di case negli Usa? “Si tratta di individui con un reddito medio-alto, perlopiù imprenditori – spiega Cinel -. Il 70% acquista per diversificare i propri investimenti. Molti, inoltre, stanno scoprendo la formula del condo-hotel attraverso la quale si possono acquistare singole stanze in un albergo. Il prezzo, rispetto a un comune appartamento, è più caro del 25-30% a parità di metro quadro ma la redditività è decisamente più alta e supera il 6% annuo”.

I prezzi delle case negli Usa

 

Var. % prezzi (in dollari) *

Prezzi degli immobili di pregio (euro al mq) *

New York

-20

8850

15100

Miami

-25

1450

2400

Boston

-18

1800

3600

Chicago

-18

1850

3800

San Fransisco

-15

2300

4000

Los Angeles

-25

3450

4700

Denver

-35

1200

2100

New Orleans

-18

2000

3500

Santa Monica/Malibu

-20

1800

5000

*stime nel range dicembre 2008/dicembre 2009

 

 

 

** valori medi escluse le punte di mercato

 

 

 

Fonte: Scenari Immobiliari

 

 

 

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16/12/09

Mutui italiani a una svolta

Una mini-rivoluzione nel mercato dei mutui. A detta di operatori e broker che operano nel settore immobiliare sta arrivando una ventata di nuovi prodotti destinati a cambiare le vecchie regole e a rilanciare in Italia il concetto anglosassone di sostenibilità della rata, facendo perdere, allo stesso tempo appeal all’àncora del tasso. In che modo? Prendendo le distanze dal canonico piano di rimborso alla francese (basato sul pagamento di una rata costante al netto di eventuali variazioni sui tassi) che fino ad oggi ha dominato l’offerta di prestiti ipotecari finalizzati all’acquisto della casa.

Il risultato? Le rate si riducono e il mutuatario beneficia di una maggiore flessibilità nell’adeguare il finanziamento nel corso degli anni alle soluzioni più aggressivo del momento. Perché, in sostanza, fissare in un giorno qualunque le caratteristiche di un impegno finanziario pluriennale, soggetto alla variabilità degli eventi? Perché non considerare il mutuo alla pari di un investimento finanziario, e come tale ricalibrarlo nel tempo, ostinandosi invece a seguire la stessa rotta per 20 o 30 anni?

“E’ questo il principio che sta spingendo negli ultimi mesi l’offerta di soluzioni personalizzate e dinamiche – spiega Edoardo Merenda, responsabile divisione finanziamenti di Frimm holding -.  Stiamo notando un incremento delle richieste verso pacchetti meno rigidi che meglio si adattano alle esigenze mutevoli delle famiglie. Tra i più in voga in questo momento segnaliamo quelli che hanno un cap sulla durata, oppure prodotti a tasso fisso che permettono di agganciare le rate a Irs da 2 a 5 anni (da rinegoziare successivamente, ndr), anziché a quello del periodo corrispondente alla durata complessiva del prestito che è, certo, più costoso. Vi sono poi mutui a rata crescente oppure finanziamenti le cui rate inglobano solo interessi mentre il cliente concorda con la banca alcune tranche a distanza di anni in cui versare a blocchi la quota capitale”. Un esempio? “Chi stipula oggi un mutuo a 25 anni a tasso fisso paga, nella migliore delle ipotesi, una rata di 870 euro con un comune piano di ammortamento alla francese (rata costante basato su un Irs a 25 anni, ndr). Se invece sceglie una soluzione più innovativa, come può essere un mutuo con Irs a 5 anni per la prima fase da rinegoziare in seguito, ne paga 762. Se opta per il meccanismo delle rate crescenti può cominciare pagandone 807. Così come, scegliendo la soluzione solo interessi, e rimandando quindi l’appuntamento con la quota capitale, ne paga 337,5”

Ovviamente quelli che possono sembrare i punti di forza di questi prodotti (rate differenti nel corso del tempo, un maggior coinvolgimento emotivo del cliente che deve essere pronto a rinegoziare il finanziamento a distanza di qualche anno per agganciarsi alle offerte via via più convenienti) possono, per alcune tipologie di soggetti, essere visti come punti di debolezza ma in ogni caso, conservano il pregio della flessibilità. Flessibilità che non ha, ad esempio, un prodotto a tasso fisso standard. Ne sanno qualcosa le famiglie che hanno stipulato questa tipologia di contratto tra ottobre e dicembre 2008 (quando il variabile viaggiava sui massimi storici trascinato dal picco oltre quota 5% degli indici Euribor) bloccando, nel timore di nuove schizofrenie dei tassi interbancari,  l’intero arco del finanziamento al 6 per cento. 

A distanza di un anno, con la discesa dei tassi di interesse ai minimi storici (l’Euribor a 1 mese viaggia intorno allo 0,47% mentre il parametro trimestrale allo 0,7%), queste famiglie non stanno prendendo parte – a patto che non abbiamo surrogato/rinegoziato il contratto con un mutuo a tasso variabile – ai festeggiamenti di chi, 12 mesi fa, invece ha optato per la scelta anticiclica (si veda grafico in basso) del variabile. Per questi ultimi, la tredicesima in arrivo non sarà probabilmente utilizzata, come spesso accade, per dare linfa al mutuo. Il risparmio accumulato è, infatti, non trascurabile: per un mutuo di 100mila euro da estinguere in 20 anni le rate costano ora, in media, 250 euro in meno dell’anno scorso. Le proporzioni aumentano, ovviamente, per mutui di importi e durate maggiori. Allo stesso tempo, però, questa categoria di mutuatari dovrà fare molta attenzione al probabile rialzo dei tassi che seguirà nei prossimi anni. Ipotizzando che nel 2011 i tassi europei salgano al 2%, una rata variabile oggi di 492 euro aumenterebbe a 636 euro. Con un ritocco di altri 50 punti base superebbe (662 euro) l’attuale miglior fisso (642). “Questi esempi dimostrano che una famiglia ha bisogno di essere seguita non solo nella fase pre-vendita ma durante tutta la vita del mutuo – spiega Renato Landoni, presidente di Kiron Partner -. Ecco perché riteniamo che è in atto un processo di rafforzamento della consulenza nel campo immobiliare. In futuro vinceranno gli istituti che seguiranno passo dopo passo il finanziamento proponendo adeguamenti ai vecchi contratti, al pari di quanto oggi fa un buon promotore finanziario”. 

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