Vito Lops -

23/07/08

Borsa, tris di azioni per l'estate

Trisassi Eni, Enel, Impregilo. Nei prossimi mesi questi tre titoli dovrebbero regalare soddisfazioni agli azionisti. Parola degli esperti che ogni giorno collaborano con la rubrica “Sorvegliati speciali” di Radiocor-24 Minuti. Dal sondaggio - condotto nell’ultimo mese su un gruppo di 25 gestori per un totale di 75 indicazioni - emergono pareri favorevoli anche su A2A, Autogrill e Luxottica e Prysmian.

I settori preferiti. Tra i comparti, quello energetico resta al primo posto con oltre il 23% delle preferenze. Medaglia d’argento per il segmento industria e auto (20,5%) che scalza quelloi finanziario, scivolato al terzo gradino del podio (19%). In forte recupero il settore moda e lusso che, assieme a quello immobiliare, ha ricevuto il 10% del totale delle segnalazioni d’acquisto.

Le azioni da tenere d’occhio. Eni si conferma al primo posto della classifica dei gestori (va a questo proposito sottolineato che negli ultimi 30 giorni di scambi il titolo si è deprezzato del 18% a Piazza Affari e del 13% da inizio anno). Per Gianluca Gabrielli, direttore investimenti di Soprarno sgr «l’eventuale impatto della “Robin Hood tax” dovrebbe essere limitato. La recente correzione può essere un’occasione d’acquisto». Anche per Enel (-19% nell’ultimo mese, -30% da gennaio), secondo il team di gestione di Optima sgr lo scenario dovrebbe migliorare dato che «il pesante indebitamento derivante dall’operazione Endesa dovrebbe ridursi a breve con un’operazione di dismissione». Quanto a Impregilo, Pierre Lamborav, senior asset manager di Dexia am, indica che «il calo nell’ultimo periodo (-29% in sette mesi, ndr) offre un’opportunità d’acquisto. Trarrà, inoltre, beneficio dal nuovo piano sulle infrastrutture».

Le sorprese. Piacciono anche A2A e Autogrill. La prima è considerata uno dei titoli più difensivi nell’attuale fase di incertezza dei mercati (Piazza Affari ha perso il 27% nel 2008). La seconda, a parere di Tommaso Federici, gestore di banca Ifigest, potrebbe superare il momento di difficoltà (-54% da luglio 2007): «I risultati del secondo quarto hanno tolto molta dell’incertezza riguardo alle dinamiche di fatturato e d’indebitamento».

Radiocor - 24 Minuti

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22/07/08

Mutui, gli importi ottenibili per fasce di reddito

Casamutuo_2 Si indebolisce il potere contrattuale delle famiglie alle prese con la richiesta di un mutuo. L’aumento dei tassi medi (sia fissi sia variabili) applicati sui prestiti per l’acquisto della casa – balzati a giugno al 5,85% secondo l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, sui massimi dall’agosto 2002 – si traduce, a parità di reddito (e quindi di potere contrattuale) in una diminuzione dell’importo finanziabile.

Così, se nel novembre del 2005 con 600 euro al mese era possibile richiedere un prestito a 20 anni di 105mila euro e a 30 di 133mila, oggi non si spunta, a regola d’arte, una somma superiore a 84.800 euro (20 anni) e 101.800 (30 anni). In sostanza, gli ultimi scossoni sul fronte del credito hanno determinato una perdita del potere negoziale per una persona che vuole chiedere un mutuo con un reddito medio (circa 1.800 euro netti al mese) tra i 20 e i 30mila euro, di circa il 25 per cento. Non stupisce, allora, che nel primo semestre del 2008 l’importo medio delle erogazioni - secondo le rilevazioni dell’Osservatorio MutuiOnline.it - è sceso a 124mila euro rispetto ai 131mila di fine 2007. Mentre la domanda di mutui - in base al rapporto Afo financial outlook presentato oggi dall’Abi - dovrebbe rallentare nel 2008 e crescere del 4,9% a fronte del +8,7% del 2007.

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21/07/08

I fondi a ritorno assoluto che vincono la crisi

Rivalutare il portafoglio anche durante le fasi di turbolenza dei mercati. Una strategia oggi possibile attraverso il ricorso a fondi di investimento a ritorno assoluto. Si tratta di prodotti che, a differenza degli altri fondi comuni di investimento, non sono necessariamente vincolati a un indice di riferimento e offrono più libertà di manovra ai gestori per orientarsi tra i vari mercati (azionario, obbligazionario, valutario, derivati, etc.). In questo modo, si possono ottenere risultati positivi costanti nel tempo, durante qualsiasi ondata finanziaria, sia nei rialzi che nei ribassi.

Alti e bassi. Non è un caso, quindi, se da inizio anno vi sono fondi - tra i 170 distribuiti in Italia appartenenti alla categoria absolute return della società di analisi Morningstar - che viaggiano in terreno positivo con guadagni fino al 10 per cento (vedere tabella in pagina). Il dato fa ancora più effetto se si considera che tutti i comparti da inizio anno sono in rosso: le Borse europee hanno bruciato il 27% della capitalizzazione, il Dow Jones americano il 20% e l’indice obbligazionario mondiale Jp morgan il 3% (performance che comprende anche i rendimenti reinvestiti). Allo stesso tempo, però, avere più margini di movimento non significa che automaticamente sia semplice respingere le tempeste dei mercati. In classifica ci sono, infatti, anche fondi a ritorno assoluto che hanno perso da gennaio oltre il 20 per cento. In ogni caso, si tratta di ribassi inferiori all’andamento dei mercati azionari del Vecchio continente.

La strategia vincente. Tra alti e bassi, quale è la strategia vincente per viaggiare in controtendenza rispetto alla debolezza dei mercati finanziari? «Usiamo un metodo quantitativo per selezionare i titoli nel paniere - spiega Davide Pasquali, gestore del fondo Market neutral di Pharus sicav, il primo nella classifica Morningstar con un rendimento da inizio anno del 9,74% -. Abbiamo impostato una quindicina di algoritmi che si basano su vari parametri, dall’analisi fondamentale all’analisi tecnica. Applichiamo questo modello su un panel di 500 titoli europei. Tra questi, gli algoritmi estrapolano quelli che corrispondono alle caratteristiche impostate - prosegue -. Otteniamo quindi una scrematura di 200 titoli. Dopodiché facciamo una classifica e ne prendiamo i migliori 60 che vengono inseriti nel portafoglio, aggiornato mensilmente». La gestione dinamica e flessibile permette anche di investire con una strategia ribassista. «Investiamo anche al ribasso puntando sull’indice Short Dj Eurostoxx 50 - conclude Pasquali -. In questo modo riusciamo a equipesare il portafoglio tra gli alti e i bassi dei mercati».

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14/07/08

Portabilità dei mutui, occhio alle assicurazioni

La portabilità dei mutui da un istituto all'altro è gratuita. Lo prevede la legge Bersani bis (numero 40 del 2007) quando indica che "è nullo ogni patto, anche posteriore alla stipulazione del contratto, con il quale si impedisca o si renda oneroso per il debitore l'esercizio della facoltà di surrogazione".

L'unico costo a carico del mutuatario può consistere nell'autentica della scrittura privata. La legge, infatti, precisa che "l’annotamento della surrogazione può essere richiesto al conservatore senza formalità, allegando copia autentica dell’atto di surrogazione stipulato per atto pubblico o scrittura privata".

Gli istituti di credito, tuttavia, in alcuni casi tendono a inserire nel pacchetto-surroga altre spese, per via indiretta. La pratica più diffusa - secondo alcune segnalazioni giunte alla redazione di 24 Minuti - è quella di agganciare alla surroga contratti di assicurazione. Una lettrice, ad esempio, che Bpm (l'istituto con cui farà la surroga) per tutti i mutui richiede l'assicurazione obbligatoria sulla vita, pari allo 0,16% del debito residuo. Tuttavia, le norme sulla portabilità dei mutui non prevedono alcun obbligo di sottoscrivere un contratto di assicurazione in caso di surroga.

Per questo motivo, e per fare chiarezza sui comportamenti degli istituti di credito, invito i lettori di questo blog che sono alle prese con un cambio-muto a fornire testimonianza (positiva o negativa che sia) sulle modalità con cui l'istituto ha operato la surroga/sostituzione/rinegoziazione del mutuo.

L'obiettivo è creare un database che possa aiutare i lettori/risparmiatori/mutuatari a scegliere l'istituto che realmente applica il principio della portabilità gratuita.

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11/07/08

L'Orso ingrossa le cedole

Bearmarket La bufera dei mercati spinge i prezzi ai minimi, ma rende più ghiotto il quadro dei rendimenti delle società quotate: remunerazioni medie del 5,6% e quattro titoli tra le quaranta big di Piazza Affari che evidenziano rendimenti a doppia cifra. Questo lo scenario offerto dal rapporto prezzi/dividendi, qualora le società dell’S&P/Mib, allo stacco della cedola nella prossima primavera, dovessero anche solo confermare i dividendi distribuiti nel 2008. A guidare la classifica bancari ed editoriali: i primi sono stati i più colpiti dalla fase negativa dei mercati e viaggiano a valori che non si vedevano da 4-5 anni, l’editoria vive una fase difficile e le quotate del settore stanno aggiornando i minimi storici. Il podio delle migliori, con prezzi di Borsa aggiornati alla seduta odierna, è guidato dal 12% di Monte dei Paschi con L’Espresso (11,43%) e Mediaset (10,49%). Remunerazione oltre il 10% anche per Intesa Sanpaolo.

Cifre che offrono opportunità di investimento? «Mentre si aspettano i conti semestrali per avere un quadro più chiaro sull’intero anno – commenta Tito Rainis, strategist opzioni e promotore di Banca Patrimoni del gruppo Banca Sella – gli investitori possono prendere il rischio con acquisti su titoli che danno rendimenti attorno o superiori al 5 per cento».

Ma quest'anno perdite per tutti

Investire su società che pagano alti dividendi può rivelarsi in alcuni casi uno specchio per le allodole. Almeno nel breve periodo. Prendendo in considerazione, infatti, le società quotate a Piazza Affari che nell’ultimo anno hanno distribuito i dividendi più ricchi, la performance totale (comprensiva quindi anche del guadagno/perdita derivante dall’oscillazione del prezzo del titolo) risulta penalizzante. La maglia nera di questa classifica va a Banca Mps che, al netto della cedola del 9,4%, registra un passivo nell’ultimo anno superiore al 50 per cento. Ha deluso anche Unipol che, nonostante una cedola straordinaria pari a un rendimento del 19,4%, è in rosso nel complesso, del 19 per cento. Male anche Mediaset e Mondadori con passivi del 40 per cento.

(a cura di Andrea Fontana e Vito Lops)

Radiocor - 24 Minuti

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09/07/08

Investimenti rifugio tra breve e medio termine

Borse in caduta (Piazza Affari ha perso il 33% nell’ultimo anno nonostante il rimbalzo odierno dell'1%). Tassi in rialzo (giovedì scorso la Banca centrale europea ha alzato il costo del denaro dal 4 al 4,25%). Quale strategia, quindi, è opportuno seguire per chi ha liquidità da investire in questa fase contrastata dei mercati? 24 Minuti ha messo a confronto due prodotti che, uno nel breve e l’altro nel medio periodo, permettono di restare al riparo dalle turbolenze finanziarie. Si tratta dei pronti contro termine (pct) e dei Certificati di credito del Tesoro (CcT).
Pronti contro termine. Con queste operazioni le banche vendono dei titoli agli investitori in cambio di contanti e si impegnano a riacquistare gli stessi titoli a un prezzo e una data predeterminati. Tali contratti hanno breve durata (variano da 1 a 12 mesi) e offrono la possibilità agli istituti di credito di finanziarsi a costi inferiori rispetto al mercato interbancario e agli investitori di conoscere in anticipo il rendimento. Allo stesso tempo, la breve durata dell’investimento consente di proteggersi dai rialzi dei tassi che penalizzano i titoli a cedola fissa. Dopo l’ultima stretta della Bce, infatti, molti istituti hanno incrementato le remunerazioni che, in media (al netto della ritenuta fiscale del 12,5%), si attestano tra il 3,5 e il 4% (si veda seconda tabella a destra). Simili ai pct sono i depositi a scadenza, come Iwpower turbo di Iwbank che, per chi mantiene la somma sul conto per sei mesi, paga il 4,25% annuo.
CcT. I pct sono strumenti a breve scadenza, ma non sono liquidi dato che in caso di vendita anticipata si rinuncia al rendimento. Si possono invece cedere in qualsiasi momento i CcT, le obbligazioni a cedola variabile di durata settennale emesse dal Tesoro: uno strumento consigliato nelle fasi rialziste sul fronte tassi, venduto all’asta di fine giugno sulla base di un rendimento netto del 4,35 per cento. Tuttavia, bisogna fare attenzione al prezzo di mercato che può essere più basso rispetto a quello di acquisto e rendere poco conveniente una cessione prima della scadenza. «I CcT sono ancorati ai BoT semestrali che, in questa fase, offrono lo 0,50% in meno rispetto all’indice Euribor a tre mesi a cui sono agganciati molti bond societari - spiega Angelo Drusiani, esperto in gestioni di Banca Albertini Syz -. Per questo motivo soffrono oggi la concorrenza sia dei pronti contro termine che di molti titoli di debito emessi dalle aziende. Un effetto che si nota in particolare sulle lunghe scadenze: i CcT al 2014, ad esempio, quotano 1,5 punti sotto il valore di rimborso».

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07/07/08

Banche, occhio ai tassi dopo il rialzo del costo del denaro

Dal 9 luglio chiedere in prestito denaro costerà di più. A partire da tale data, infatti, sarà operativa la manovra annunciata ieri dalla Banca centrale europea con cui i tassi di riferimento (quelli all’ingrosso, a cui l’istituto di Francoforte presta liquidità alle banche) sono stati alzati dal 4 al 4,25 per cento. Non vi è certezza, ma è probabile che questo rincaro ricadrà anche sui finanziamenti al dettaglio, quelli chiesti da imprese e cittadini alle banche.

Con ogni probabilità, quindi, c’è da aspettarsi che i tassi debitori (quelli pagati dal cliente alla banca) verranno ritoccati all’insù. In questo caso, la prima norma di liberalizzazioni dell’ex ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, ha stabilito che gli istituti devono comunicare la variazione 30 giorni prima dell’entrata in vigore delle nuove condizioni. A tutela del cliente, che può recedere senza spese entro 60 giorni, è previsto il principio della simmetria dei tassi. In poche parole: se la banca, a seguito di una manovra della Bce, aumenta i tassi debitori sugli impieghi deve aumentare anche quelli creditori sui depositi. Una norma che, a giudizio delle associazioni dei consumatori, finora è stata disattesa comportando un risparmio per gli istituti di credito, in termini di minori interessi pagati da giugno 2006, di 14 miliardi di euro (si veda tabella sopra a destra). Il consiglio per i correntisti? «Dopo l’ultimo rialzo della Bce ci aspettiamo che le banche si adeguino alla norma sulla simmetria - spiega Elio Lannutti, presidente di Adusbef -. Per questo i consumatori devono recarsi allo sportello e chiedere che il tasso sui depositi venga aumentato dello 0,25 per cento».

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03/07/08

Polizze e obbligazioni a rischio

Lo scivolone delle Borse mondiali, che da inizio anno hanno perso il 20% bruciando solo a giugno 3mila miliardi di dollari, ha penalizzato anche i valori di obbligazioni e polizze strutturate. Questi prodotti - conosciuti anche con il nome di index linked perché il loro rendimento è legato all’andamento di un indice sottostante - negli ultimi anni hanno avuto un forte exploit di collocamenti negli sportelli di banche, assicurazioni e poste. Sul tema è intervenuto anche Giancarlo Giannini, presidente dell’Isvap (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni) che ieri ha ricordato che «i cda di alcune compagnie di assicurazione non sono stati informati con modalità e termini appropriati dell’andamento di quei prodotti index linked che nell’ultimo anno hanno subito perdite significative per effetto della caduta dei mercati e downgrading degli emittenti dei titoli di riferimento».

I titoli strutturati. I titoli index linked sono di vario tipo. Nella maggior parte dei casi funzionano in un modo simile al seguente: fatto 100 il prezzo di emissione, una quota pari a 87,5 viene investita in obbligazioni che renderanno 100 alla scadenza (rendimento garantito), 3 vanno direttamente al collocatore e 9,5 vengono investiti in un’opzione che consente di ottenere una performance ulteriore (rendimento variabile) al verificarsi di determinate condizioni nell’arco di vita del prodotto (oscilla tra i 5 e i 7 anni). Nel dettaglio, la rivalutazione aggiuntiva è legata (linked) all’andamento di beni sottostanti, in genere uno o più indici (index) azionari.

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01/07/08

Fondi, chi batte la crisi

Perdite fino al 34%, ma anche guadagni del 5 per cento. Nei primi sei mesi del 2008 il divario tra i fondi comuni di investimento distribuiti in Italia è netto. Nella categoria degli azionari nemmeno una gestione è in attivo (il migliore cede il 4,5%). Per trovare il segno positivo bisogna cercare nei panieri più difensivi, come gli obbligazionari o i bilanciati moderati. Tuttavia, anche tra i fondi più prudenti non mancano i ribassi. Ad accentuare le differenze tra le gestioni è l’incertezza dei mercati, sia azionari che obbligazionari. I primi sono in passivo nel 2008 (indice Msci europe -18%), i secondi (indice Jp emu -0,17%) sono influenzati da forze contrapposte. Da un lato il balzo dell’inflazione e uno scenario rialzista dei tassi spingono in giù i prezzi delle obbligazioni; dall’altro, il rosso delle Borse e la fuga verso i bond li risollevano.
Fondi azionari. In questo quadro i più penalizzati sono i fondi azionari. Vi sono poi alcuni, come l’Italian equitiy di Nextam (-34%) o l’omologo di Banca lombarda (-27%), che hanno fatto peggio di Piazza Affari (-25%) negli ultimi sei mesi. Hanno limitato i danni, invece, i fondi Ducato geo di Mps con perdite intorno al 5 per cento.
Fondi difensivi. Tra i difensivi solo otto obbligazionari (categoria Europa) sono in leggero attivo (fino al 2,73% del fondo Eurobond di Schroders sicav). Nella stessa categoria si registrano ribassi anche del 10% (fondo Europe bond di Jp morgan). Quanto ai monetari (orientati più nel breve periodo rispetto agli obbligazionari) il migliore è Wf portable di Axa (+5,23%). Ma anche in questa categoria, pur non essendo esposta alla volatilità delle azioni, c’è chi ha accusato perdite a doppia cifra. È il caso dei fondi Dynamic di Parvest Bnp Paribas, pesati in Abs (Asset backed securities), le bistrattate cartolarizzazioni sui mutui.

Radiocor - 24 Minuti

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30/06/08

Mutui, il conto (salato) da inizio anno

Rate più care. La crisi subprime ha stretto in una morsa chi è alle prese con un finanziamento, costretto a sopportare i recenti svarioni verso l’alto dei tassi di interesse. Secondo l’ultimo bollettino di Bankitalia, a maggio i tassi applicati dalle banche sui prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono balzati dal 5,66% al 5,75 per cento. Si tratta del livello massimo da cinque anni. Questo significa che, in media, in un solo mese le rate di un mutuo di 150mila da rimborsare in 20 anni sono aumentate di 8 euro, circa 100 euro in più all’anno.

Il bilancio peggiora se il conteggio parte da gennaio quando l’Euribor - l’indice a cui sono ancorati i mutui a tasso variabile - viaggiava al 4,239% (nel riferimento a 1 mese) e al 4,665% (nel riferimento a 3 mesi). Nel frattempo, nuove svalutazioni dei crediti bancari, unite a uno scenario inflativo d’allerta (a maggio il costo della vita è lievitato al 3,7% in Europa) e alle preoccupazioni della Banca centrale europea (pronta a ritoccare a luglio il costo del denaro al 4,25%) hanno portato all’insù l’Euribor. L’indice trimestrale (a cui è agganciato circa un terzo dei mutui a tasso variabile) oscilla oggi intorno al 5%, quello mensile (che riguarda quasi i due terzi) intorno al 4,5 per cento. Tradotto in rate, gli importi mensili da versare, sempre nell’ipotesi di un prestito di 150mila euro, sono aumentati da inizio anno tra i 18 e i 35 euro, per un rincaro annuo tra i 220 e i 285 euro.

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