Dacché esiste la finanza esistono anche le bolle speculative. Chi potrebbe dimenticare il grande crollo di Wall Street del ’29 o l’implosione dei titoli Internet nel 2000? L’ultimo comportamento irrazionale degli investitori, nell’ordine, è legato alla crisi dei mutui statunitensi subprime, quelli concessi alle categorie meno abbienti, e al moltiplicarsi di prodotti finanziari derivati a questi agganciati.
Come in passato, anche in questo caso la tecnologia gioca un ruolo determinante. Gli scambi, ormai, avvengono attraverso sofisticati software di negoziazione automatica. La banda larga e l’hi-tech a basso costo consentono, inoltre, ai piccoli trader di colmare il gap tecnologico con i grandi fondi istituzionali. La tecnologia non cammina sola ma va a braccetto con la matematica. Perché oggi sono gli algoritmi creati ad arte da ingegneri finanziari a determinare se un investimento e buono o cattivo. Ma a volte, come ci spiega Nova24 nell'ultimo numero Tecnologia delle Bolle, anche le formule possono andare nel pallone.
Ecco l'articolo che ho scritto in proposito per Nova 24 che analizza, appunto, l'evoluzione tecnologica della finanza ma, allo stesso tempo, i limiti degli algoritmi che governano oggi gran parte degli scambi finanziari.
Quando trent'anni fa ha fatto il suo ingresso nelle stanze delle finanza tutti lo conoscevano come un matematico. Oggi, a 25 miliardi di dollari di distanza e conquistata la fama del più ricco gestore in attività, James Simons è ancora un matematico.
Perché alla base del suo successo c'è un algoritmo, una serie finita di "se" e "ma" applicata alle leggi reali dell'economia. Tuttavia, questa estate, anche Simons, seduto nel suo ufficio nel cuore di Manhattan, ha visto passare un cigno nero. Qualcosa è andato storto in quella formula magica. E il suo fondo, Renaissance Technologies, ha smesso di generare profitti. Peggio è andata ad altri noti rivali a capo di fondi hedge (quelli che gestiscono patrimoni da 500 milioni di euro in su), che ad agosto hanno bruciato, in media, oltre il 20 per cento del portafoglio. E male sono andati anche i mercati azionari, travolti dalla crisi dei mutui subprime e dei prodotti derivati ad essi agganciati.
Trascinati nel ciclone anche i trader che, grazie alla banda larga, alle tecnologie a basso costo e all'espansione dei sistemi informativi operano oggi in un ambiente digitale non dissimile dalle sale operative dei grandi fondi e utilizzano trading system, software sempre più complessi capaci di ripartire il rischio.
Nell'attuale era della finanza quantitativa le tecnologie evolute vanno a braccetto con la matematica. Perché sono gli algoritmi a fare la differenza tra un buon investimento e uno cattivo. Al pari di quanto accade in Rete, nell'arena delle ricerche, dove la differenza tra Google, Yahoo! e Microsoft sta tutta in una formula matematica.