Vito Lops -

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ottobre 2007

31/10/07

I fondi monetari fanno flop

Servono per proteggere la liquidità dall'erosione dell'inflazione. Non a caso i fondi di liquidità investono in obbligazioni a breve scadenza. Per raggiungere questo obiettivo, un risparmiatore ha, però, tecnicamente strumenti più remunerativi a disposizione, come ad esempio i Bot (Buoni ordinari del Tesoro).

Dall'analisi degli oltre 249 fondi monetari distribuiti a Piazza Affari emerge infatti il rendimento da inizio anno è pari a 0. Meglio sono andati i fondi italiani che nei primi 10 mesi hanno generato un guadagno netto del 2,36%. Somma che difficilmente riuscirà, sommando la rivalutazione dei prossimi 60 giorni, ad eguagliare il 3,39 per cento netto garantito da un Bot a 12 mesi emesso a gennaio.

Il motivo è piuttosto semplice. I fondi monetari, qualora non vogliano osare investendo in prodotti più rischiosi (e può anche andare male come insegno la storia di questa estate quando alcuni fondi, come il Parvest Dynamic Abs si Bnp Paribas o il Dollar Liquidity di Schroder, hanno  puntato su obbligazioni strutturate agganciate ai prodotti subprime, portando l'asticella dei rendimenti addirittura sotto lo zero) acquistano titoli obbligazionari a breve scadenza. I rendimenti che ottengono vengono distribuiti ai risparmiatori al netto delle commissioni.

Da ciò deriva che per un risparmiatore che intende parcheggiare liquidità è preferibile acquistare direttamente obbligazioni a breve scadenza piuttosto che pagare qualche gestore che lo faccia per lui.

Ecco un approfondimento ulteriore, dove si riflette anche sull'importanza del cambio come opzione/rischio di investimento, su 24 minuti.

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26/10/07

Dopo il petrolio, la sabbia

Sabbiapetrolio Il petrolio ha toccato questa mattina il nuovo record a quota 92,22 dollari al barile. Le tensioni Turchia-Iraq e Usa-Iran stanno facendo balzare il prezzo del greggio che sembra direzionato verso la soglia dei 100 dollari, più volte preconizzata dagli analisti negli ultimi due anni.

Il petrolio è senza dubbio la materia prima che fa girare il mondo. Ma se dovesse finire (ci sono dubbi sulla veridicità delle riserve dichiarate dai paesi produttori) cosa succederebbe? Da tempo si parla di energie alternative. Francesco Frimale, un lettore di questo blog, ricorda che dal 2004, sul tavolo delle ricerche di Deutsche Bank, si parla dell'utilizzo della sabbia come combustibile.  Gli studi evidenziano che "esiste la possibilità di sintetizzare un carburante dalla comune sabbia facendo reagire il silicio e l'azoto a bassa temperatura aggiungendo alla miscela ossido di rame".

Ecco l'articolo scritto dal lettore:

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24/10/07

Agenzia di rating "a giudizio"

Sono accusate di essere poco reattive. Di lanciare in ritardo l'allarme sull'andamento di società in difficoltà finanziarie. L'ultimo attacco degli ambienti finanziari e delle istituzioni (Unione europea inclusa) alle agenzie di rating è recente e si riallaccia alla crisi dei prodotti derivati sui mutui subprime. Standard & Poor's, Moody's e Fitch, le prime tre agenzie di rating al mondo con una quota di mercato superiore al 90%, hanno alzato la soglia d'attenzione con rating spazzatura (quelli sotto il codice alfanumerico a tripla B per intenderci) solo a marzo quando, a detta degli esperti, le avvisaglie della burrasca erano chiare già lo scorso inverno.

Del resto, non è la prima volta che queste società, il cui compito è misurare il grado di solvibilità di un debitore, vengono criticate dagli ambienti finanziari. Così, infatti, è stato nel 2001 per il crac della statunitense Enron (il rating fu tagliato tre giorni prima che la società dichiarasse bancarotta) oppure, come ricordano oltre 50mila risparmiatori italiani, nel 2003 quando non sono stati onorati i pagamenti delle obbligazioni Parmalat che, invece, godevano di un rating pubblico non allarmante (BBB-, società non speculativa) emesso da Standard & Poor’s.

Sarà forse anche per questo motivo che negli ultimi quattro mesi queste società hanno perso un quarto del valore di Borsa. Per chi è interessato ad approfondire il tema ecco un articolo su 24 minuti.

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22/10/07

Mutui meno cari, torna a scendere l'Euribor

La crisi dei mercati azionari e dell'economia statunitense (la crescita stimata nell'anno in corso è scesa all'1,5%) si traducono in una notizia positiva per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile. L'impennata dell'Euribor di agosto (il tasso a 1 mese viaggiava al 4,4%  quello a 3 mesi al 4,72%, quell a 1 anno  al 4,74%) , si è, infatti, attenuata. Stando alle quotazioni di oggi, infatti, l'Euribor a 1 mese viaggia al 4,23, quello a 3 al 4,69% e quello a 1 anno al 4,65%. Il che significa che è previsto un lieve calo delle rate nei prossimi mesi per chi ha in corso un mutuo a tasso variabile.

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19/10/07

Conti correnti "no cost"

In Italia ci sono oltre 33 milioni di conti correnti. Di questi, circa 10 milioni sono home banking (ricerca di Kpmg). Tra questi, meno della metà sono conti correnti online puri. Per la gran parte, invece, si tratta di prodotti di tipo misto che affiancano funzionalità di home banking a quelle classiche dello sportello tradizionale.

Pur appartenendo entrambi alla schiera dell'home banking c'è una semplice differenza che li divide:  gli uni non hanno spese, gli altri costano fino a 150 euro l'anno (oltre ovviamente ai bolli statali di 32,4 euro che sono obbligatori per qualsiasi conto salvo che questa spesa non sia promozionalmente accollata dalla banca).

A questo punto c'è da chiedersi: ha senso spendere dei soldi quando c'è un'alternativa gratuita? Gli apocalittici direbbero che il concetto di sportello tradizionale va preservato, che è importante avere un contatto diretto, umano, con un funzionario in grado di aiutarci a compiere le operazioni bancarie e a risolvere problemi inaspettati.

Gli integrati confuterebbero questa tesi rilanciando sul fatto che i conti correnti online puri sono talmente semplici da usare e altrettanto sicuri che è impensabile oggi, una volta sconfinato ormai da qualche anno il terzo millennio, che ci sia ancora una domanda verso i conti tradizionali.

La risposta, a mio avviso, sta nel mezzo ma l'ago della bilancia è nettamente a favore dei conti online puri. Questi, infatti, al contrario di quanto si creda, permettono anche di rivolgersi a uno sportello per compiere le operazioni tradizionali (versamenti, ritiri di assegni circolari, etc.).  Qualora occorra, infatti, si appoggiano alle filiali delle banche madri, garantendo difatti servizio completo al proprio cliente. Pur non avendo nessun costo.

Gli integrati avrebbero torto, però, se consigliassero questi conti a tutti. Per i figli del baby boom, per intenderci quelli che hanno più di 50 anni e che in molti casi hanno una minor dimestichezza con le nuove tecnologie (sarebbe strano il contrario) sarebbe meglio optare per la seconda soluzione, che potremmo definire "Home banking di primo livello", ovvero scegliere un conto innanzitutto tradizionale, ma con l'opzione home banking, pagando circa 150 euro l'anno.

Chi, invece, si sente sufficientemente schietto dinanzi a un pc, sbaglierebbe se non propendesse verso soluzioni no cost. Perché dimostrerebbe una diffidenza che, se nel caso dei suoi genitori è ampiamente giustificata, nel suo, invece, sarebbe un passo indietro bello e buono. Perché pagare quei 150 euro non avrebbe senso.

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11/10/07

Non convince la metaricerca di Google

Google non fa solo il motore di ricerca. La società di Mountain View (record storico al Nasdaq a 633 dollari) da un po' di tempo ha deciso di fare anche un altro tipo di ricerche, ovvero le indagini e i sondaggi a campione. Al pari di tante svariate società di marketing. E' giusto? E' corretto che il più grande motore della Rete faccia, dunque, metaricerche utilizzando il vasto database di dati degli utenti e le venda a scopo pubblicitario?

Nell'ultima "metaricerca" di Google, diramata agli organi di stampa due giorni fa, si scopre che i risparmiatori italiani prima di acquistare passano da Internet.  Nel dettaglio, dei 25 milioni di persone che hanno acquistato prodotti finanziari nell'ultimo anno, il 76% (19 milioni di persone comprese tra i 18-60 anni) ha navigato in rete per raccogliere la documentazione necessaria per comprare prodotti finance.

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09/10/07

Generazione 1000 euro

In Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 7 milioni e mezzo di poveri, l'11% delle famiglie. Povera è - secondo la soglia stabilita dall'Istituto - una famiglia composta da due persone che non è in grado di spendere più di 970 euro al mese (per nuclei famigliari diversi valgono le proporzioni equivalenti).

Si tratta di un problema serio per un Paese che fa parte del G-7 e che vanta la settima ricchezza accumulata del pianeta. Un problema che potrebbe aggravarsi anche perché gran parte della nuova classe giovanile poggia su una base reddituale di circa 1.000 euro al mese. Tanto che, ormai si parla di "Generazione 1000 euro".

Come emerge da un appassionato post di un lettore, Massimiliano, evidentemente sfiduciato per l'erosione del reddito fisso dalla cecità inflattiva.

Ecco quanto scrive Massimilano:

Sono un pessimista ma purtroppo è così.
Parliamo dei fatti.

Da quanto tempo la FED non si riuniva in seduta straordinaria per tagliare i tassi di interesse?

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08/10/07

E se il petrolio fosse venduto in euro?

"E' un bene che la gente non sappia come funziona il nostro sistema monetario. Perché, se così fosse, credo che ci sarebbe una rivoluzione entro domani mattina". Euroil

Questa frase pronunciata dall'imprenditore Henry Ford più di 70 anni fa potrebbe tornare attuale.

Cosa succederebbe, infatti, se il petrolio venisse venduto in euro anziché in dollari? Secondo Paolo C. Conti e Elido Fazi, autori del libro "Euroil", da poche ore in libreria, ci sarebbero importanti conseguenze geopolitiche perché verrebbe infranto l'asse petrolio-dollaro su cui gli Stati Uniti hanno impostato la crescita della loro superpotenza dal Piano Marshall ad oggi.  Il dollaro perderebbe lo status di riserva mondiale?

Non solo riflessioni.  Secondo gli autori questa rivoluzione potrebbe partire dall'isola di Kish, un piccolo lembo di terra dell'Iran dove si lavora all'istituzione della Borsa del petrolio in euro. Uno scenario, questo, che potrebbe scatenare un nuovo conflitto mondiale al quale il Pentagono è già pronto.

Un'insieme di visioni suggestive in un piacevole libro che consiglio. Di cui cito un altro, simpatico, stralcio.

"Il dollaro è ormai simile a Willy, il celebre coyote dei cartoni animati. Nell'inseguimento del suo storico nemico Beep-beep, varca l'orlo di un precipizio, continua per un po' a correre in aria fin quando non si accorge di trovarsi nel vuoto e si schianta per terra. Sono anni che il dollaro corre nel vuoto. Il problema è capire se e quando si schianterà, o se riuscirà a fare un atterraggio morbido. Tutti concordano su un punto: gli squilibri strutturali degli Usa non sono sostenibili, a meno che non vengano difesi con una serie continua di guerre".

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02/10/07

Italia-subprime, allarme dagli operatori

Ieri Greenspan, ex governatore della Federal Reserve, ha affermato che la crisi finanziaria legata ai mutui subprime sta per terminare. Le Borse hanno ripreso fiducia. Il Dow Jones ha toccato il nuovo massimo storico oltre la soglia dei 14mila punti. Anche Piazza Affari ha invertito la rotta (con un rialzo di oltre un punto), confermato dalla discreta progressione di questa mattina (+0,4%).

Dal punto di vista reale, le cose stanno realmente così?

In risposta segnalo, confidando di aprire un dibattito costruttivo sul tema con gli addetti ai lavori e non, il commento di un lettore al post "I mutui subprime fanno meno paura adesso".

Francesco, un operatore del settore, avverte:  Il problema e' che date le cifre in ballo (si parla di trilioni di dollari) la situazione potrebbe essere piu grave di quel che sembra. Lavoro nel settore immobiliare e vi assicuro che anche in italia siamo al ribasso nonostante i giornali dicano il contrario. Quello che vedo nel mio lavoro giorno dopo giorno e' che le persone in media non hanno più soldi. Le banche iniziano a chiedere garanzie sempre maggiori e di conseguenza, anche qui da noi, l'accesso al credito e' gia stato fortemente ridotto.
In quanto a proprietari che non riescono più a pagare il mutuo, siano essi subprime o meno, anche qui vi assicuro che sta diventando un problema piu serio di quello che si legge in giro
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01/10/07

Chi vende i gioielli perde la metà

Tesoro2 Questa mattina l'oro ha toccato il nuovo massimo da 28 anni. Un' oncia vale 746 dollari, un grammo 18, 5 euro. Se però dedicidamo di sbarazzarci dei nostri gioielli liquidandoli presso uno dei tanti negozi che "comprano e vendono" oro usato,  scopriamo che - se va bene - il nostro oro vale 10 euro al grammo.

Ecco un articolo su 24 che analizza i prezzi praticati dai negozi sparsi in tuttaItalia per provare a cogliere eventuali differenze. E' invece emerso che in questo caso Nord e Sud sono perfettamente intonate. Nel praticare prezzi più bassi, in alcuni casi di oltre il 50% rispetto all'attuale quotazione dell'oro giallo. Nell'articolo sonos spiegate anche caratteristiche di lingotti e metalli, per chi volesse imbattersi in un investimento nell'oro fisico. I lingotti, per dirne una, non si usurano come le che però sono più liquide.

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