Vito Lops -

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novembre 2007

30/11/07

Euribor schizofrenico

Euriborup Il balzo di ieri dell'Euribor a 1 mese dello 0,65% (dal 4,16% al 4,81%) non è una novità. La schizofrenia di fine novembre dell'indice a cui è agganciata la maggior parte dei mutui a tasso variabile (il 64% secondo MutuiOnline.it) - confermata oggi quando il parametro ha proseguito nel massimo degli ultimi sei anni quotando al 4,889% - è una costante degli ultimi tre anni.

Da gennaio 2005 al novembre 2007 la variazione media mensile dell'indice a 1 mese è stata pari a 0,08%. Un dato tutto sommato molto contenuto se rapportato allo scatto di ieri. Se però confrontiamo le variazioni mese su mese scopriamo che proprio a novembre, anche nei due anni precedenti, sono avvenute le variazioni più consistenti, dell0 0,21% nel 2005 e dello 0,23% nel 2006.

Variazione Euribor dal 31 ottobre al 30 novembre

Anno Euribor 1 mese
2005 0,21
2006 0,23
2007 0,556

Il dato conferma quindi negli ultimi anni (caratterizzati da un trend restrittivo della Banca centrale europea come quello attuale, quando cioè si prevedono rialzi dei tassi di interesse) l'Euribor a 1 mese si è mosso a novembre più che negli altri mesi dell'anno . Un fenomeno che può far riflettere perché nella maggior parte dei mutui a tasso variabile le rate sono calcolate aggiungendo lo spread applicato dalla banca all'Euribor di inizio o fine mese.

Ma perché? Gli operatori sostengono che gli scatti dell'Euribor sono dovuti al fatto che a novembre le banche hanno bisogno di più liquidità per rimettere a posto i conti di fine anno e chiudere in anticipo delle operazioni, evitando di rinviarle a gennaio. In pratica, essendoci più bisogno di soldi, chi li presta chiede una remunerazione maggiore per concederli. Essendo l'Euribor, appunto, il tasso interbancario che esprime il costo del credito fra gli istituti europei, è una normale conseguenza che questo salga.

In questo 2007, a differenza dei due anni precedenti, c'è da aggiungere che il settore creditizio sta affrontando una fase difficile di crisi di liquidità (motivo per il quale l'Euribor si è già mosso in modo anomalo lo scorso agosto con uno scatto poderoso dello 0,3% in tre settimane) dovuta alla bolla dei derivati subprime statunitensi.

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29/11/07

Perché in Italia non c'è una bolla immobiliare

Housebubble La notizia da bar che in Italia sia scoppiata o stia per scoppiare una bolla immobiliare non è fondata. I numeri, invece, indicano che la crescita dei prezzi degli immobili negli ultimi dieci anni in Italia è stata più bassa di quella dei Paesi più evoluti. In due lustri, i valori delle case sono meno che raddoppiati. Ecco, in questa tabella, un riepilogo:

Variazioni percentuali dei prezzi delle abitazioni (1997-2007)
Sud Africa 369 Belgio 129
Irlanda 251 Svezia 126
Gran Bretagna 205 Danimarca 118
Spagna 184 Nuova Zelanda 114
Stati Uniti 175 Olanda 97
Australia 139 Italia 92
Francia 137 Canada 72
Fonte: Elaborazioni The Economist su fonti varie

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27/11/07

Bancomat, consigli post clonazione

Bancomat2 "Per prevenire utilizzi fraudolenti della tua carta di credito i prelevamenti da Atm in Bulgaria e Slovacchia sono bloccati".  Così recita l'indicazione contrattuale di una banca italiana nella parte relativa alle modalità di utilizzo del bancomat e della carta di credito.

Non a caso, infatti, Bulgaria e Slovacchia, insieme alla Romania sono le aree più a rischio per la clonazione della propria carta di pagamento elettronica. Il fenomeno è diffuso anche in Italia e, a guardare i tabellini emessi dalla Polizia Postale, bulgari, romeni e slovacchi figurano nella lista dei più fraudolenti.

Ecco qualche consiglio per salvarsi da spiacevoli addebiti a sorpresa in conto corrente.

1) digitare il pin del bancomat coprendo la mano con un foglio scuro in modo tale da impedire all'occhio indiscreto della telecamera nascosta di individuare le cinque cifre;

2) attivare un servizio di notifica via sms ogni qual volta viene utilizzata la carta di credito e, se la banca lo prevede, anche per le operazioni compiute con il Bancomat. Questo è l'unico modo per intercettare immediatamente un'azione fraudolenta e per bloccare immediatamente la carta clonata;

3) accelerare la procedura di richiesta di rimborso delle somme frodate in modo tale da rientrare nelle priorità delle banche che non sempre si rivelano celeri nel riaccreditare gli importi derubati.

Invito, chi volesse raccontare la sua esperienza in merito o avesse qualche ulteriore consiglio, ad informare i lettori di questo blog.

26/11/07

Più trasparenza nei conti correnti

Conticorrenticonfronto Da tre settimane è possibile calcolare  l'Indicatore sintetico di prezzo (Isp) dei conti correnti. E' una novità introdotta da Pattichiari, il Consorzio dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, che riunisce oggi 167 istituti. Il nuovo Isp accorpa tutte le voci di spesa relativi alla gestione e all'operatività di un conto corrente.  Un passo in avanti sul fronte della trasparenza e della confrontabilità che giunge a 34 mesi dalla nascita del Consorzio e che pone i conti correnti sullo stesso piano dei mutui, dove da tempo i finanziatori sono obbligati a indicare l'Isc (indicatore sintetico di costo), e dei prestiti, dove c'è il Taeg (Tasso annuo effettivo globale), un indicatore che comprende oltre al tasso di interesse le altre voci di costo agganciate al finanziamento.

Per effettuare il calcolo, ad oggi disponibile sulla base di un campione di 83 istituti, è sufficiente accedere alla sezione "Conti correnti a confronto" nell'homepage di PattiChiari (www. pattichiari.it) e selezionare uno dei sette profili fra gli otto indicati (è eslcuso quello dei giovani fra i 13 e i 18 anni).

L'indicatore, rafforzando la trasparenza, potrebbe fungere da stimolo alla concorrenza e al conseguente abbattimento dei costi. Non sarebbe male dato che in Italia, secondo l'Antitrust, a fine 2006 un conto corrente costa in media 182 euro contro una media europa di 81.

Ulteriori approfondimenti nella sezione Affari Privati dell'edizione odierna (26 novembre) del Sole 24 Ore.

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20/11/07

Pagamento Irpef, ultimo avviso

Fra dieci giorni scade il termine ultimo (30 novembre) per il pagamento dell'unica o della seconda rata dell'anticipo dell'Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) sui redditi del 2007. Sono tenuti al versamento coloro che hanno compilato per la dichiarazione dei redditi il modulo Unico Pf 2007 (chi ha utilizzato il 730 vedrà eventuali acconti scalati dalla retribuzione del datore del lavoro).

L'elemento chiave da considerare per sapere se e quanto si deve versare è il rigo RN23 del modulo Unico Pf 2007. In questa tabella c'è un piccolo quadro riassuntivo

RIGO RN 23   
   ACCONTO IRPEF DOVUTO   
Non superiore a Euro 51,65
Non Dovuto
Superiore a Euro 51,65 ma non a 260,11
Versamento in unica soluzione al 30.11.2007
Superiore a Euro 260,11 Versamento in due rate pari al:
  • 39,6% di rigo RN23 entro il 16.06.2007
  • 59,4% di rigo RN23 entro il 30.11.2007
  • Per ulteriori dettagli e approfondimenti, quindi soggetti esclusi, soggetti inclusi, eventuali sanzioni e modailtà di pagamento (online e cartaceo) rimando a questo articolo su 24 minuti.

    Vorrei comunque porre una questione ai lettori di questo blog: è giusto pagare un'imposta in anticipo, relativa a un reddito che non è stato percepito ancora del tutto e che sarà dichiarato a metà del prossimo anno?

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    17/11/07

    Venezia, antitesi della distruzione creativa

    Greenspan Molto spesso si tende a pensare agli economisti come a persone aride, perché troppo legate ai numeri. Non sempre è così. Le statistiche, in barba all'immaginario collettivo, non annebbiano le emozioni. Lo dimostra un economista del calibro di Alan Greenspan, ex governatore della Banca centrale degli Stati Uniti, che nel suo ultimo libro, l'Età della turbolenza, (una biografia unita alle previsioni sull'economia e sui mercati finanziari), svela, raccontando del suo viaggio di nozze a Venezia, un'impeccabile umanità.

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    15/11/07

    Prestiti e assegni, frodi in agguato

    Identity Falsificare, rubare, utilizzare documenti smarriti o copie poco leggibili degli stessi sono tra le tecniche più diffuse oggi da chi compie frodi creditizie. Si tratta di un fenomeno in ampia ascesa (17mila tentativi nel 2006, il 55% in più rispetto a un anno prima) che ha messo a rischio nell'ultimo anno 80 milioni di euro.

    Lo rivela l'Osservatorio Crif 2007 sulle frodi creditizie tramite furto d'identità che ha elaborato questi dati con le denunce presentate alle Forze dell'ordine.  Sono due gli aspetti più rilevanti:

    - più della metà delle frodi riguarda la richiesta di finanziamenti a rate di piccolo taglio (fino a 2mila euro) mentre l'emissione di assegni falsi è un fenomeno marginale (inferiore all'1%), anche se in questo caso l'importo medio frodato è pià alto (oltre 5mila euro);

    - chi eroga prestiti di piccolo taglio spesso lo fa attraverso uno scarso controllo preventivo sui documenti, che come visto possono essere alterati. Mentre in molti casi ci si fida ancora delle fotocopie;

    - i soggetti frodati si accorgono di aver subito un danno anche a tre mesi di distanza e, una volta appurato ciò, sono costretti quasi sempre a sporgere denuncia contro ignoti (solo il 6% dei truffatori viene identificato).

    Morale della favola: conservare con cura i propri documenti perché a volte basta una fotocopia per ritrovarsi addebitati in conto migliaia di euro.

    Per chi è interessato ad approfondire il tema con grafici e tabelle, ecco un articolo che ho scritto su 24 minuti.

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    09/11/07

    Mutui, l'insidia del preammortamento

    Casapreammortamento A volte ci si impegna a fondo per trovare il mutuo più conveniente. Chiarito il dubbio fra il tasso variabile e il tasso fisso (una scelta del tutto personale e difficilmente criticabile in un senso o nell’altro perché dipende dalle attitudini al rischio individuali) si passa poi al confronto delle soluzioni proposte dalle banche valutando l'incidenza di eventuali spese di perizia, istruttoria, incasso rata. O delle assicurazioni obbligatorie.

    Spesso ci si dimentica, però, di porre attenzione a un'altra variabile, non meno importante, che non viene inclusa nel calcolo dell'Isc (Indicatore sintetico di costo), ovvero il paramentro che racchiude (o dovrebbe) tutte le spese agganciate al prestito ipotecario: il costo del preammortamento. E che pertanto rischia di essere una sgradita sorpresa solo nel momento in cui si scopre che ne è previsto il pagamento.

    Il preammortamento è quel limitato periodo iniziale che si conta dalla data della stipula al giorno in cui scatta effettivamente il rimborso della prima rata e, quindi, il piano di ammortamento.

    Durante il preammortamento si pagano solo interessi (che vengono praticamente conteggiati nella prima rata del mutuo) . Più è elevato tale periodo più interessi si pagano (regalano) alla banca.

    Il piano d'ammortamento nasce per ragioni tecniche di conteggio. L'obiettivo è far sì che la scadenze delle rate possano essere equiparate al primo giorno del mese. Ad esempio, per chi stipula un mutuo il 7 del mese, vengono conteggiati normalmente 24 giorni di preammortamento, per far sì che il piano di rimborso delle rate possa partire dal 1 giorno del mese successivo.

    Quei 24 giorni, però, risultano molti cari per il cliente e rischiano di annullare i benefici che questi ha conquistato dopo mesi di ricerca verso il mutuo perfetto.

    Come si calcolano? La formula è semplice ed è data da:

    Giorni di preammortamentoXCapitaleXtasso%annuo/36500

    Pertanto, per chi ha stipulato ad esempio un mutuo il 7 novembre di 150mila euro al tasso del 5%  ci saranno spese aggiuntive (di preammortamento) di 493 euro.

    Alcune banche tendono ad approfittare di questa fase e ad allungarla il più possibile (di due o tre mesi). In questa ipotesi si pagano inutilmente interessi di oltre mille euro. Una spesa, a volte nascosta, non sempre percepita all'atto di stipula, che però rischia di rimangiare in un boccone tutti gli sforzi dello sfortunato cliente.

    Se avete stipulato un mutuo e avete avuto problemi con il piano di preammortamento, vi invito, pertanto, a segnalarlo in questo blog in modo tale da individuare gli istituti di credito che approfittano scorrettamente di questa voce di spesa.

    05/11/07

    Mutui, perché il tasso misto non conviene

    Irs Il tasso misto, tanto in voga ad inizio millennio, sta oggi via via scemando nelle richieste (e nell'offerta) di nuovi mutui. Se nel 2002 un prestito ipotecario su quattro veniva concesso con questo tipo di opzione - che consente a scaglioni temporali prefissati di cambiare il tasso da fisso a variabile e viceversa - oggi solo sette nuovi mutui su 100 sono a tasso misto.

    A cosa è dovuta questa flessione?

    Principalmente a due motivi:

    - Tra il 99 e il 2002 molti italiani sceglievano il misto perché c'era incertezza sull'impronta in politica monetaria della nascente Banca centrale europea. In quest'incertezza di fondo molti italiani hanno preferito proteggere il proprio mutuo con un'opzione che consente loro di cambiare in corsa (solitamente ogni due anni) il tipo di tasso scelto. Oggi, a distanza di qualche anno il comportamento della banca centrale europea è molto più charo. L'istituto di Francoforte ha dimostrato di essere in grado di compiere scelte serrate e coraggiose, come gli otto rialzi da un quarto di punto operati tra dicembre 2005 e giugno 2007 portando il tasso di sconto dal 2 al 4%. Chi ha sottoscritto un misto nel frattempo, si è sentito un po' frustrato. Nel senso che, dinanzi al rialzo dei tassi, pur volendo cambiar tasso (come l'opzione prevede) è dovuto restare inerme nell'attesa che passassero i due anni (alcune banche offrono la possibilità di cambiare anche dopo 1, 3 o 5 anni) per modificare il tasso iniziale. Molti italiani, in sostanza, hanno percepito l'inutilità d questa opzione perché ancorata a scaglioni temporali non necessariamenti convergenti con le manovre della Banca centrale.

    2) Il tasso misto costa di più, in media, dello 0,4% (in termini di spread) rispetto a una soluzione "pura" (sia a tasso fisso che variabile). Per questo motivo gli istituti hanno spinto con vigore questa soluzione. Adesso, probabilmente, molti italiani hanno capito che si tratta di un costo in molti casi fine a se stesso.

    02/11/07

    Fondi di investimento, attivi o passivi?

    Finanzaattiva Tra gli ambienti finanziari circola il rumor secondo cui la gestione di molti fondi comuni di investimento sia poco dinamica. Ovvero, che le masse gestite vengano impiegate in panieri ben definiti, selezionati, rinchiusi in formule matematiche. Il sospetto è, quindi, che l'ingegneria finanziaria stia rimpiazzando gran parte del lavoro decisionale e operativo dei gestori, chiamati a cogliere gli umori dei mercati e a direzionare gli investimenti nelle forme più remunerative (in base alle strategie e al profilo di rischio del fondo).

    Sta di fatto, che se questo rumor fosse vero, i fondi di investimento (a gestione attiva) non si discosterebbero poi così tanto dagli Etf (fondi a gestione passiva che replicano l'andamento di un indice o paniere).

    Se fondi attivi e Etf convergono, quindi, quale vantaggio si avrebbe dall'investire nei primi prodotti (commissioni oltre l'1,5%) rispetto ai secondi (commissioni ferme allo 0,4%)?

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