Vito Lops -

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marzo 2008

31/03/08

Caro-mutui, pagano gli immigrati

Mortage3 L'onda lunga della crisi subprime è arrivata in Italia e, al momento, si riflette in un atteggiamento più rigoroso degli istituti di credito nel concedere prestiti. In particolare, se si tratta di immigrati. Secondo l'ultimo rapporto di Scenari Immobiliari, pubblicato oggi sul Sole 24-Ore,  nel 2008 gli acquisti di case da parte degli stranieri diminuiranno dell'11,1 per cento. Un dato in netta controtenenza rispetto al +3% del 2007 e, ancor più, il +12,9% del 2006.

Questo anche perché, quando si tratta di immigrati, le banche chiedono in media più garanzie. Come dimostrano queste testimonianze raccolte in questo articolo del Sole 24-Ore del lunedì.

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27/03/08

Conviene investire oggi nell'acqua?

Gocceacqua Dopo aver triplicato il valore borsistico in cinue anni i big mondiali che operano nel mercato dell’acqua hanno fermato la corsa negli ultimi 12 mesi (-0,7%) registrando in alcuni casi perdite fino il 20 per cento. Una flessione che ha colpito anche i prodotti finanziari che puntano sull’oro blu e sulle sue alte prospettive di crescita, dato che, in virtù della scarsità globale e dell’aumento del consumo, la fornitura d’acqua è considerata la sfida del XXI secolo.

I nuovi prodotti. La fase di rallentamento in atto non ha frenato lo sbarco a Piazza Affari di nuovi prodotti agganciati al business dell’acqua. A fine novembre Barclays ha lanciato l’Ishares S&P global water (un fondo passivo ancorato alla performance delle 50 maggiori società del settore idrico); il 10 gennaio ha esordinato il Lyxor Etf world water (composto dalle 20 più grandi società del Dow Jones World Index il cui fatturato è legato al mercato dell’acqua). Questi due prodotti si aggiungono all’emissione di giugno 2006 quando Abm Amro ha lanciato in Italia il primo certificato sull’acqua (premiato nel 2007 come il “Certificato dell’anno”) e quella del novembre 2006 di Société Générale.

Chi vuole puntare sull’acqua può anche acquistare azioni, rinunciando alla frammetazione del rischio garantita da un paniere di titoli. Sul futuro resta, però, il nodo delle quotazioni. Con la corsa degli ultimi anni molti titoli non sono più a sconto: i primi 50 titoli del pianeta sono valutati, in media, 45 volte gli utili. Un multiplo caro, secondo gli analisti. Questo spiega anche perché il settore stia ora prendendo fiato.

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21/03/08

Mutui, ma conviene davvero cambiare?

Gli italiani corrono in banca a cambiare il vecchio mutuo. Nei primi due mesi del 2008 tre prestiti ipotecari su dieci hanno avuto, infatti, la finalità di sostituire il precedente contratto con uno nuovo, a condizioni più favorevoli. Un dato - quello elaborato dall’Osservatorio MutuiOnline.it - che segna una netta crescita rispetto alle rilevazioni di fine 2007 quando le erogazioni di mutui di sostituzione rappresentava il 19,6% del totale.

Tassi e durate. «Le principali motivazioni che spingono verso il cambio-mutuo sono la ricerca di un tasso migliore o la variazione della durata», sottolinea Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline.it. A voler cambiare non è soltanto chi ha visto aumentare le proprie rate variabili negli ultimi anni ma anche chi, guardando le nuove proposte, scopre che il tasso fisso precedentemente pattuito è troppo alto rispetto ai livelli attuali di mercato. Come, ad esempio, chi ha sottoscritto un prestito ipotecario nel 2000 al tasso dell’8 per cento. In casi come questi, la tentazione di alleggerire la rata è forte.

Le migliori offerte. Oggi è possibile cambiare mutuo pagando, nella migliore delle ipotesi, un tasso variabile effettivo (comprensivo quindi oltre che degli interessi, anche degli altri oneri) del 5,23 per cento. Il miglior fisso viaggia, invece, al 5,69 per cento.

I costi dell’operazione. Quanto ai costi (iscrizione di una nuova ipoteca, eventuale perizia, imposta sostitutiva), bisogna, però, fare un distinguo. Se oltre al tasso e alla durata si modifica l’importo (tipico caso di sostituzione) è previsto un apposito atto notarile e il pagamento dell’imposta sostitutiva sul nuovo mutuo. Alcuni istitui fanno pagare anche le nuove spese di perizia. Costi che, sommati, possono annullare i benefici ottenibili con le nuove condizioni.

«In linea generale si hanno dei vantaggi con la sostituzione quando il tasso del nuovo mutuo è inferiore almeno dell’1% rispetto al precedente e non sia stata superata la metà del piano di rimborso», spiega Anedda.

Invece, in caso di surroga (quando il nuovo finanziamento è di importo pari al debito residuo del mutuo preesistente ma vengono modificati tasso e/o durata) la riforma Bersani ha azzerato le spese legate al trasferimento dell’ipoteca (cosiddetta portabilità) dato che l’importo del prestito non cambia e, con esso, le garanzie accessorie che sono già state pagate con il primo finanziamento. Non si (ri)paga neppure l’imposta sostitutiva.

24 minuti - Radiocor

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20/03/08

Come guadagnare quando le Borse scendono

Guadagnaresuiribassi Da inizio anno chi ha investito sulle più importanti 50 azioni europee ha perso il 20 per cento. Ma c’è anche chi ha puntato sulle stesse società - rappresentate nell’indice Dow Jones Euro Stoxx 50 - e, invece, ha guadagnato il 20 per cento. Come mai? Se il primo investitore ha deciso di seguire l’andamento reale dei mercati azionari, il secondo ha acquistato strumenti che scommettono sui ribassi finanziari riflettendo in modo inversamente proporzionale le variazioni di un titolo o di un indice, così che un decremento di quest’ultimo genera un pari incremento del derivato.

Novità. Gli strumenti ribassisti (definiti anche short) negli ultimi mesi stanno diventando una moda a Piazza Affari, considerato l’andamento negativo dei mercati azionari (questa mattina a metà seduta Milano perde l’1,65%, il 20% da inizio anno). Tanto che ieri Deutsche bank ha lanciato sul Sedex (il mercato della Borsa di Milano dove vengono scambiati questi prodotti) cinque nuovi etf (exchange traded funds) che replicano al contrario l’andamento del principale indice dei titoli bancari, sanitari, energetici, tecnologici e telefonici.

Certificati. Oltre alla strada degli etf si può beneficiare dalle perdite dei mercati attraverso i certificati. Si tratta di strumenti che, a differenza degli etf, hanno una scadenza (esclusa la nuova categoria degli open end, cioè senza scadenza) e un più vantaggioso regime fiscale. Il 15 gennaio Société Générale ne ha lanciati otto: riconoscono il guadagno derivante dal ribasso di un indice e coprono il capitale dalle variazioni positive del sottostante. Poi c’è Banca Imi con la serie Reflex short, pesata su mercati asiatici ed europei.

Mini future. Per chi, invece, vuole provare a moltiplicare i guadagni attraverso l’effetto leva, Abn Amro ha avviato un mese fa le negoziazioni di 12 nuovi mini short certificates, la cui performance è calcolata su un eventuale deprezzamento dei titoli Eni, Fiat, Intesa SanPaolo, Telecom Italia e di materie prime (oro, argento, petrolio, granoturco e frumento). Sulla variazione viene calcolato un moltiplicatore finanziario che può amplificare i guadagni (o le perdite). Un meccanismo di stop loss limita il rischio al capitale investito, a differenza degli altri future dove, in caso di perdite superiori all’esborso iniziale, bisogna integrare l’investimento con un margine di garanzia.

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19/03/08

Borsa, perché in Cina la festa è finita

Shanghaimarket Dai massimi storici dello scorso ottobre la Borsa di Shanghai ha bruciato il 40 per cento. Cosa sta succedendo, quindi, al mercato azionario che fino a pochi mesi fa sembrava il nuovo Eldorado per grandi e piccoli risparmiatori e che nel 2007, nonostante un finale d’anno debole, ha raddoppiato il suo valore?

Shanghai. «La correzione in atto delle piazze di Shanghai e Shenzhen riflette l’alta volatilità di questi mercati per effetto del forte atteggiamento speculativo degli investitori locali - spiega Rossana Brambilla, esperta mercati asiatici di Sella Gestioni -. A questo si aggiungono le scadenze tecniche dell’ultimo periodo che hanno portato in Borsa un grande ammontare di partecipazioni statali creando un eccesso di offerta e una conseguente riduzione delle quotazioni».

Hong Kong. Discorso a parte, invece, merita la vicina Hong Kong (dove sono quotate le prime società cinesi), il vero punto di riferimento per i risparmiatori occidentali dato gli investitori stranieri che puntano sulla Cina operano prevalentemente in questa piazza, che presenta minori restrizioni rispetto ai listini domestici. In questo primo scorcio del 2008 l’indice Hang Seng ha lasciato sul terreno il 24% (l’1,16% nell’ultima seduta). Vendite che hanno in parte eroso il +36% raccolto nel 2007 e che sono rimbalzate sul valore dei 44 fondi comuni distribuiti in Italia che detengono in paniere aziende cinesi. Negli ultimi due mesi e mezzo questi strumenti hanno perso, in media, il 25,8% con punte oltre il 30 (dati in euro). Non hanno fatto eccezione i tre etf (exchange traded funds, fondi passivi che replicano l’andamento di un bouquet di titoli) quotati a Milano, arretrati nello stesso arco temporale del 31 per cento.

Previsioni. Che fare ora? «Nel breve periodo è preferibile restare cauti perché pesa l’incognita sulle dimensioni del rallentamento degli Usa a cui l’economia cinese è molto legata - afferma Brambilla -. Una volta superata questa incertezza potrebbe essere una buona scelta acquistare titoli quotati ad Hong Kong dove le società scontano multipli appetibili. Sulla lunga distanza, però, anche Shanghai potrebbe regalare altre soddisfazioni».

24 minuti - Radiocor

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18/03/08

Mutui, Euribor in salita da 11 giorni

Euriborup Nuova impennata dell’Euribor, il tasso interbancario a cui sono collegate le rate dei mutui a tasso variabile. Questa mattina ha messo a segno l'undicesimo rialzo consecutivo riportandosi ai livelli di inizio gennaio. Nel dettaglio, l’indice a tre mesi (a cui è agganciato circa un terzo dei prestiti ipotecari a tasso variabile) viaggia oggi al 4,654% (rispetto al 4,391% del 4 marzo); l’euribor a 1 mese (con il quale vengono conteggiate le rate di oltre la metà dei mutui a tasso variabile) quota oggi al 4,332% (13,2 punti base in più del 4 marzo).
Rate in aumento. Su questi livelli le prossime rate dei mutui, nell’ipotesi di un finanziamento di 150mila euro da rimborsare in 20 anni, dovrebbero registrare aumenti compresi tra i 127 e i 256 euro annui.

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17/03/08

Mutui, lo sportello sfida il web

Mutuistock Grazie al canale Internet le banche tradizionali stanno tagliando i tassi applicati sui mutui riducendo così il divario che le separa rispetto ai prezzi delle banche che operano in esclusiva via web. Confrontando, infatti, le attuali migliori offerte emerge che un mutuo a tasso fisso costa, in media, con una banca tradizionale (avanzando la richiesta su Internet e concludendo la pratica in filiale) lo 0,3% in più rispetto al pari prodotto di un istituto telematico. Il divario si annulla per le soluzioni a tasso variabile.

Le tre vie percorribili. Ad oggi ci sono tre opzioni per chi si appresta a chiedere un finanziamento ipotecario.

1) La prima consiste nel rivolgersi allo sportello sia per la richiesta che per l’istruttoria (che con esito positivo porta all’erogazione). «Il canale della filiale bancaria può costare anche l’1% in più di quello virtuale – sottolinea Anedda -. Questo perché Internet abbatte i costi aziendali rispetto allo sportello e permette all’offerente di praticare condizioni più vantaggiose».

2) Chi sceglie l’online, ma decide di affidarsi a una banca tradizionale, può allora optare per una soluzione intermedia. In questo caso si effettua la richiesta del mutuo via Internet e si completa la pratica negli uffici bancari.

3) Questa seconda soluzione, come indicato, è mediamente solo un po’ più cara (circa lo 0,3% in più) della terza con la quale, invece, l’intero percorso (fino all’erogazione) avviene a distanza: dopo la richiesta e il parere di fattibilità, la pratica è gestita dalla banca via telefono, email o corriere.

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12/03/08

Il Bric si sbriciola?

Briccade Il Bric, l'acronimo coniato nel 2002 da Goldman Sachs per indicare i Paesi emergenti a più alto tasso di crescita (Brasile, Russia, India e Cina), comincia a dare, dal punto di vista finanziario, qualche segnale di resa.

Gli indici azionari dei quattro mercati Bric  avanzano, infatti,  con il fiatone. Dopo aver fatto la parte del leone negli ultimi anni facendo sorridere molti risparmiatori, da inizio gennaio sono tutti in rosso. Come si evince da questa tabella.

Paese Indice Borsa Var. % 2005-2007 Var. % da inizio anno
Brasile Bovespa + 148 - 4,9
Russia Rts + 272 - 10
India Sensex + 207 - 28
Cina Shanghai composite + 180 - 17
Di conseguenza, sono in passivo anche gli etf e i fondi attivi che puntano su queste aree.

Il sospetto  è che questi prodotti siano nati per cavalcare una moda e non siano quindi, come accade per gli altri fondi comuni, orientati (e pronti) a fronteggiare orizzonti temporali medio lunghi. Di conseguenza si teme ora che alcuni di essi, se non supereranno il test attuale dovuto all'inversione del ciclo di mercato, potranno essere costretti a chiudere i battenti. E sarebbe la stessa sorte toccata, sette anni fa, a molti fondi nati per cavalcare l'onda dei titoli della new economy. E poi scomparsi.

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10/03/08

La crisi subprime riporta in Borsa chi ha perso nel 2000

Risparmiborsa L'attuale frenata delle Borse, acuita dalla contrazione del credito per effetto della crisi dei prodotti derivati sui prestiti Usa subprime, potrebbe spingere molti risparmiatori italiani a tornare in campo, acquistando a livelli di prezzi più bassi. In particolare quelli che negli ultimi anni hanno preferito restare al riparo dai mercati azionari perché hanno subito sulla propria pelle lo scotto dello sboom delle Borse partito dal 13 marzo 2000.

L’uscita dai mercati iniziata nel 2001 pare, infatti, giunta al capolinea. I dati della ricerca “Dove vanno i risparmiatori italiani”, condotta da Gfk Eurisko – relativi al primo semestre del 2007 e confermati dall’Osservatorio Multifinanziaria retail aggiornato allo scorso dicembre - indicano che due milioni di famiglie sarebbero pronte a ripresentarsi nell’arena degli investimenti invertendo così il trend negativo iniziato sette anni fa che ha alzato la soglia dei "non investitori" alla quota attuale di 13 milioni di famiglie (su un totale di 19).

“Oggi una buona parte di risparmiatori che hanno abbondonato i mercati negli ultimi anni sono propensi a reinvestire la loro liquidità in Borsa e nei prodotti del risparmio gestito – spiega Gabriella Calvi Parisetti, vicepresidente onorario di Gfk e responsabile della ricerca –. Dopo le delusioni di qualche anno fa, questa tipologia di risparmiatori ha capito sulla propria pelle che quando i prezzi sono più bassi, come accade ora per effetto della crisi subprime, può essere un buon momento per acquistare”.

Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento su Plus24 di sabato 8 marzo è stato pubblicato l'articolo completo.

Radiocor - 24 minuti

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06/03/08

I rischi per chi investe in Russia

Mosca Dopo tre anni di crescita boom (+257%) la Borsa russa è salita sull’ottovolante e, da inizio gennaio, ha lasciato sul terreno l’11 per cento. Il listino di Mosca non ha ricevuto slancio neppure dall’elezione lunedì del nuovo presidente del Cremlino, Dmitry Medvedev, pupillo dell’uscente Vladimir Putin, che resterà ai vertici con il ruolo di primo ministro. La notizia, per quanto largamente attesa, continua a dividere gli analisti: se da un lato questo risultato è visto di buon occhio perché dà continuità alla leadership politica, dall’altro desta preoccupazione dato che non è chiaro se una condivisione del potere possa funzionare in una nazione abituata, da sempre, ad avere un solo uomo guida. A questo quadro si aggiungono i timori legati all’inflazione galoppante (9,8% nel 2007) e alle prese nel 2008 con rialzi record dei prezzi delle materie prime. Va detto, inoltre, che un alto costo della vita erode l’avanzata del prodotto interno lordo che dal 2005 viaggia con un tasso di crescita a doppia cifra (+10,23% nell’ultimo anno). In tale scenario, ci sono opportunità per chi vuole puntare oggi sul cavallo russo?

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