Vito Lops -

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aprile 2008

30/04/08

Borse, l'incognita Tokyo

Bankofjapan Nell’ultimo mese il Nikkei 225, l’indice dei titoli guida della Borsa giapponese, ha guadagnato il 10 per cento. Bene è andato anche l’Msci Japan, il paniere costituito da circa 250 titoli del mercato azionario del Sol Levante: nonostante il deprezzamento dello yen sulla valuta continentale il rendimento in euro di questo paniere è stato, infatti, positivo (+5,8%).
Lo scatto messo a segno negli ultimi 30 giorni, tuttavia, non sembra avere, a detta degli esperti, molta forza per proseguire. Sui mercati azionari pesa, in particolare, il contrastato quadro macroeconomico. Incertezze rafforzate dai dati rilasciati questa mattina dalla BoJ, Banca centrale del Giappone (nella foto a sinistra la sede a Tokyo vista dal satellite di Google), che ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Paese nel 2008, tagliandole intorno all’1,5% rispetto al 2,1% ipotizzato a ottobre. Il nuovo governatore dell’istituto, Masataka Shirakawa, (in carica dal 9 aprile) ha, inoltre, indicato stime in rialzo per l’inflazione, all’1,1% quest’anno e all’1% nel prossimo (contro lo 0,3% del 2007). Motivi per cui il consiglio della BoJ ha deciso all’unanimità di mantenere invariato il tasso di riferimento allo 0,5%, il più basso all’interno del mondo industrializzato.
Il quadro macro influenza anche il giudizio di un panel di gestori interpellati da Morningstar secondo cui «il listino nipponico è molto sensibile ai dati sull’economia americana, essendo il principale mercato di sbocco delle merci nipponiche. Le preoccupazioni per la recessione negli Stati Uniti si sommano ai problemi cronici interni, alla forza dello yen e agli elevati prezzi delle materie prime». Ragioni per cui «l’area rimane interessante in un’ottica di medio-lungo periodo ma non di breve».
«L’economia nipponica non vive uno slancio particolare - spiega Giovanna Mossetti del servizio studi di Intesa Sanpaolo -. Di positivo c’è la crescente apertura alle economie asiatiche che rilancia i consumi e gli investimenti. Non vanno dimenticati, però, la dipendenza dall’economia Usa, in forte rallentamento, e i timori che nei prossimi mesi i salari crescereanno meno dell’inflazione, causando una perdita del potere d’acquisto delle famiglie».

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24/04/08

Quegli Etf che scottano

Etftimig Gli Etf, i fondi passivi che replicano l'andamento di un indice o un paniere di titoli, stanno conquistando via via il popolo dei risparmiatori italiani. E con merito, considerato che prevedono commissioni sensibilmente più basse rispetto a quelle dei fondi a gestioni attiva. Si va dallo 0,30% degli Etf obbligazionari allo 0,85% di quelli pesati nei titoli dei Paesi emergenti.

La domanda cresce, sospinta anche da un'offerta ricca e variegata. Solo nell'ultimo mese sono sbarcati a Piazza Affari oltre 20 replicanti, pesati in sottoinsiemi differenti. Ad alcuni etf short, quelli che scommettono sui ribassi di un indice si aggiungono Etf che ricalcano l'andamento di panieri di società che investono in energia pulita, private equity, infrastrutture. 

A distanza di un mese, però, il bilancio non è per tutti positivo.

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23/04/08

Nel 2008 la Borsa cinese è la peggiore del mondo. Ripartirà?

Shanghaistock Con il balzo odierno del 4,2% il mercato azionario cinese prova a reagire alla pesante ondata di vendite che ha colpito dallo scorso ottobre i listini di Shanghai e Shenzen dimezzandone il valore. A questo punto scatta una domanda: la scossa di questa mattina - a cui va aggiunto un altro punto percentuale guadagnato ieri - può essere interpretata come il segnale di un’inversione di tendenza? O è un rimbalzo tecnico? Tanto più che da inizio anno la Borsa cinese ha perso il 37%, mettendo a segno la peggiore performance tra i listini mondiali.

Per capirlo è opportuno, però, prima indagare sulle cause che hanno scatenato la recente e violenta ondata ribassista dei listini cinesi che fino allo scorso anno sembravano il nuovo Eldorado per grandi e piccoli risparmiatori. «A motivare la discesa è in particolare il crescente fenomeno delle privatizzazioni di partecipazioni statali - spiega Rossana Brambilla di Sella gestioni -. Questo significa che si sta ampliando l’offerta di titoli e capitali sul mercato. Di conseguenza, la domanda si sta riequilibrando e le quotazioni che in precedenza quotavano a premio si stanno livellando».

Fattore Hong Kong. A questo fattore va aggiunto, inoltre, che è in atto una riduzione dello scostamento tra le valutazioni delle società che sono quotate sia a Shanghai che ad Hong Kong. «Il mercato di Shanghai valuta di più le stesse società rispetto a quello di Hong Kong - prosegue Brambilla -. Un fattore destinato a rientare con la progressiva apertura del mercato cinese agli investitori istituzionali». La valutazione differente attribuita alle aziende quotate nei due listini spiega perché la Borsa di Hong Kong ha, sinora, retto l’onda d’urto del ribasso cinese accusando una flessione da inizio anno decisamente inferiore, pari al 9 per cento.

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21/04/08

Mutui, quando le durate lunghe non convengono

Mortgage Quando ci si appresta a chiedere un mutuo quello della durata è spesso un punto poco considerato, in particolare per chi opta (o non ha alternative) per una lunga durata. Nella scelta influisce più la rata da versare che il monte interessi complessivo da pagare. Una disattenzione che può rivelarsi un errore e costare cara perché, con l'aumentare della durata, gli interessi salgono in modo più che proporzionale rispetto a quanto diminuisce (se diminuisce) la rata.

Ecco un esempio, sulla base di un mutuo di 150mila euro al tasso del 5,5 per cento.

Durata (anni) Rata mensile Interessi passivi totali
20 1.032  97.639
25 921 126.339
30 852 156.606
40 774 221.355

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20/04/08

Mutui subprime, euribor, eonia: questi sconosciuti

Img_euribor I mercati scommettono sulla ripresa (venerdì Sp%mib +2,17%, Dow Jones +1,81%). A ridar vigore alle Borse è stata l'ultima trimestrale  di Citigroup (altre svalutazioni legate ai subprime per 5,1 miliardi di dollari, meno delle attese). Per molti  potrebbe essere la fine del baratro, l'ultimo segnale di una crisi - quella del credito internazionale - che il prossimo agosto compirà un anno e che secondo il Fondo monetario internazionale comporterà perdite complessive di circa 1.000 miliardi di dollari.

Le Borse, si sa, hanno l'occhio lungo. Giocano con un anticipo di almeno 6-8 mesi. Se però ci si limita ad osservare altri indicatori, la crisi subprime non sembra del tutto archiviata. E' quanto ci indica il confronto di due indici, ai più sconociuti, che però hanno grande rilevanza per chi chiede credito a tasso variabile: l'Euribor e l'Eonia.

Il primo rappresenta il tasso medio a cui un panel di 43 banche (non solo europee) "dichiarano" di prestarsi i soldi. L'Ois (Overnight index swap), altrimenti detto Eonia swap, è il tasso che riflette le aspettative sui tassi di interesse ufficiali. In sostanza ipotizza quelle che saranno le manovre future della Banca centrale europea sui tassi di riferimento.

Ad oggi lo spread (il differenziale) tra i due indicatori si è allargato.  Se l'Eonia swap quota in questi giorni poco sopra il tasso di riferimento della Bce del 4%, il tasso Euribor - sulle scadenze dal 3 mesi all'anno - quota attorno al 4,80 per cento.

Questo significa che il clima di fiducia tra gli istituti di credito è ancora teso. Un Euribor distante dall'Eonia (e dal tasso di riferimento della Bce) è la conseguenza del fatto che le banche chiedono una copertura aggiuntiva per assicurarsi contro il caso in cui i fondi prestati a una certa scadenza a una banca non vengano restituiti.

Lo spread attuale tra Euribor ed Eonia è perfino superiore a quello registrato agli inizi della crisi subprime. Lo scorso agosto, infatti, lo spread è balzato a 63 punti base per raggiungere i 90 punti base a fine 2007, quando il mercato temeva una crisi di liquidità. Si è poi ridotto a 25-30 punti riallargandosi oltre 70 punti base a cavallo di fine marzo e da lì non si è più ripreso. Venerdì era pari a 78. Dato, quest'ultimo, che rivela che la bolla subprime non è già un ricordo.

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17/04/08

Tra banche e clienti due miliardi di pagine all'anno

Carta Brochure pubblicitarie, fogli informativi, documenti sintetici, contratti preliminari, definitivi, atti di estinzione. Dal primo incontro in banca tra uno sportellista e un potenziale cliente, fino alla stipula di un contratto, (sia esso un conto corrente, un mutuo o un investimento finanziario), di carta ne passa (si veda Il Sole 24 Ore di lunedì 14 aprile).

Secondo fonti bancarie, infatti, per la gestione dell’informativa sul conto corrente vengono prodotti ogni anno 220 milioni di documenti, che corrispondono a circa due miliardi di pagine e 21 milioni di firme. Numeri a cui si arriva esaminando le quattro fasi che completano il rapporto banca-correntista. Nella prima, quella della pubblicità, gli istituti sono obbligati dalle norme sulla trasparenza a produrre un foglio informativo composto mediamente da 15-20 pagine.

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16/04/08

Mutui, le famiglie hanno meno armi per contrattare

Il miraggio di un mutuo al 4% è lontano tre anni. Oggi, infatti, rispetto al 2005 un prestito ipotecario a 20 anni si aggira nella migliore ipotesi a tasso variabile al 5,29% e in quella a tasso fisso al 5,53 per cento. Ma sono molti i casi in cui si scivola agevolmente oltre il 6 per cento.
Partendo da questi numeri, se si considera che l’aumento del 5,24% delle retribuzioni registrato dal 2005 è stato nettamente inferiore all’inflazione di periodo (+9,88%), si deduce che il potere reddituale (e quindi contrattuale) di un potenziale mutuatario è oggi più basso rispetto a tre anni fa.

Non a caso nei primi tre mesi del 2008 l’importo medio delle erogazioni - secondo le rilevazioni dell’Osservatorio MutuiOnline.it - è sceso a 128mila euro rispetto ai 131mila di fine 2007 (una correzione dovuta in parte anche alla crescita dei mutui di sostituzione, generalmente concessi per debiti residui e quindi per importi inferiori rispetto ai mutui per l’acquisto di una casa).

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12/04/08

Conti correnti, consigli per le offerte di primavera

Tassi di interesse fino al 6 per cento. Si spingono fino a queste soglie le promozioni di primavera con cui le banche si danno battaglia per conquistare nuovi clienti. Ma si tratta, appunto, di promozioni applicabili per chi apre un conto tra aprile e maggio.

E' bene però tener conto di alcuni fattori:

1) il periodo di validità della promozione solitamente non supera 1 anno, dopodiché si torna al tasse base;
2) la ritenuta applicata sui tassi dei conti corrente è del 27% che va sottratto al tasso (lordo) presentato nell'offerta. Il 6% nettizzato, quindi, scende al 4,38 per cento
3) molte offerte si applicano su un limite di giacenza

Ecco un approfondimento con la tabella delle nuove offerte

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09/04/08

La riscossa dei mutui di breve durata

I mutui di breve durata (uguale o inferiore a 10 anni) resistono all’onda d’urto della crisi dei prestiti subprime, aggravata, per gli europei, da un regime di tassi di interesse moderatamente elevati. A fine marzo - secondo le rilevazioni dell’Osservatorio MutuiOnline.it - le erogazioni di questa tipologia di finanziamento hanno raggiunto il 9,2% del totale rispetto all’8% di fine 2007. Si tratta di una nicchia rispetto ai mutui da rimborsare in 30-40 anni, che occupano il 34,9% della torta. Ma questa variazione positiva, rafforzata dalla crescita delle erogazioni a 15 anni (passate in 12 mesi dal 14,2 al 15,4%), indica che un italiano su quattro evita oggi piani di rimborso “matusalemme”.

Interessi abbattuti. L’obiettivo è pagare meno interessi. Su un mutuo di 100mila euro da rimborsare in dieci anni si versano, infatti, nella migliore delle ipotesi, 26.868 euro di quota interessi. Questi salgono a 63.605 per un contratto a 20 anni e a 104.178 per prestiti trentennali.

Requisiti. Ma non è semplice spuntare in banca un mutuo con un piano di ammortamento breve, a patto non si chiedano importi bassi. Gli istituti, infatti, applicano la regola del 33 per cento. Ovvero: la rata del prestito non deve superare un terzo del reddito netto del richiedente/i (al netto sia delle tasse che di eventuali altri impegni finanziarsi assunti). Quindi, considerando che un mutuo decennale di 100mila euro corrisponde, nell’offerta oggi più competitiva (si veda tabella a destra), a una rata di 1.057 euro, il reddito netto del mutuatario, in questo caso, deve essere di almeno 3mila euro. Abbassando la soglia richiesta a 50mila euro, invece, la rata scende a 560 euro e,di conseguenza, le proabilità di ottenere il mutuo aumentano.

Soggetti interessati. I mutui di breve durata possono interessare una vasta platea di individui. Oltre ai clienti benestanti, le mini-durate, infatti, possono incontrare le esigenze di chi chiede un finanziamento finalizzato alla ristrutturazione della casa «Tra le richieste vi sono anche molti soggetti che decidono di surrogare o sostituire un vecchio mutuo con un nuovo contratto - spiega Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline.it -. Avendo già rimborsato una parte del capitale, possono rimodulare il prestito su una durata inferiore, riducendo la quota interessi da versare».

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08/04/08

Borse chiaroveggenti

Stockfuture_2Nella giornata in cui il Fondo monetario internazionale aggiorna il bilancio delle perdite legate ai mutui e ai derivati subprime calcolando un drammatico passivo da 945 miliardi di dollari, i mercati azionari rispondono alla notizia senza grossi scossoni. Con perdite limitate (New York -0,37%, Milano in rialzo dell0 0,16%). Una lieve flessione che, a voler trovare una causa immediata, è dovuta in parte anche ai realizzi dopo le ultime due settimane archiviate con grande tonicità.

Questo non sta, però, a significare che le Borse non siano spaventate dal buco da mille miliardi presentato oggi dal Fmi.

Questa apparente indifferenza è, in realtà, dovuta al fatto che i mercati già da tempo hanno previsto uno scenario allarmante per il settore del credito (da inizio anno Milano cede il 14,14% ma fino a dieci giorni fa viaggiava con un ribasso del 25%).

La reazione odierna dei listini è, in sostanza, la riprova che le Borse hanno lo sguardo lungo. Viaggiano con 6-8 mesi d'anticipo rispetto alla realtà. Anche se non è detto che nel loro approccio "chiaroveggente" vedano sempre giusto. Quanto alla crisi subprime, però, pare che la puntata ribassista cominciata dallo scorso agosto sia stata ben calibrata.

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07/04/08

Dividendi in Borsa, tra premio e marketing

Stocks E' partita la stagione dei dividendi a Piazza Affari. Con la presentazione dei dati di bilancio 2007 le società quotate hanno fornito le indicazioni sull'ammontare delle cedole che saranno distribuite tra aprile e giugno. Con percentuali oltre la media. Il dividend yield ponderato dell'S&P/Mib, infatti, calcolato sul prezzo di chiusura al 31 marzo scorso, è del 5,6%. Il più alto in Europa.

Per incassare i dividendi distribuiti è sufficiente acquistare i titoli della società il giorno che precede lo stacco della cedola. Tuttavia, i gestori sottolineano che nella maggior parte dei casi la valutazione borsistica delle azioni già incorpora, in media con due mesi d’anticipo, l'effetto del dividendo. C’è da aspettarsi, pertanto che, a cedola distribuita, il titolo scenda di un valore prossimo al suo dividend-yield. Ecco perché quest’ultimo, secondo i gestori, deve essere considerato un indicatore dello stato di salute dell'azienda e non fattore speculativo di breve periodo.

Del resto, guardando le performance registrate nell'ultimo (al netto dei dividendi distribuiti) le società a Piazza Affari che hanno guadagnato terreno, tra quelle che distribuiscono i dividendi più consistenti,  si contano sul palmo di una mano (Terna, Sogefi, Ima). Le altre, invece, navigano in rosso, nonostante le cedole generose distribuite.

E' quindi possibile dedurre che, in taluni casi, gli alti dividendi viaggiano in modo inversamente proporzionale alle performance borsistiche del titolo. Come spiega anche questo articolo del The Indu business Line, la scelta di una società di aumentare la quota di utili da distribuire ai soci (piuttosto che reinvestirli industrialmente) può essere interpretata dai mercati come un segnale di debolezza sulla solidità del business dell'azienda. In questo caso il titolo perde valore. E il valore dell'investimento per il risparmiatore (anche se rinfocolato da un forte dividendo) rischia di scivolare in territorio negativo.

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03/04/08

Come proteggersi dall'inflazione

Inflationeuro Investire in titoli a tasso variabile per restare al riparo dalle fluttuazioni del costo della vita, del costo del denaro, di valute e materie prime. È possibile attraverso vari strumenti finanziari oggi a disposizione dei piccoli risparmiatori. Tra questi è in crescita l’appeal per le obbligazioni che proteggono dall’aumento dell’inflazione. E non è un caso, visto che a marzo l’indice dei prezzi al consumo è balzato del 3,5% in Europa, del 3,3% in Italia (massimi dal 1996). Questo spiega perché nelle aste di fine marzo la domanda di BTp-i (Buoni del Tesoro poliennali indicizzati), ha superato di oltre due volte la quantità assegnata.

I titoli anti-inflazione. A differenza di altri titoli a remunerazione variabile - come ad esempio i Certficati del Tesoro, il cui rendimento è legato all’andamento dei tassi dei BoT (Buoni ordinari del Tesoro) - i BTp-i riflettono le oscillazioni del tasso di inflazione. Nel dettaglio, sia il capitale rimborsato a scadenza sia le cedole pagate semestralmente sono rivalutati sulla base dell’inflazione dell’area Euro, misurata dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (Iapc) con esclusione del tabacco. Il meccanismo di indicizzazione consente di recuperare la perdita del potere di acquisto realizzatasi nel corso della vita del titolo. In caso di deflazione viene comunque rimborsato il capitale nominale. «È un buon investimento per diversificare il portafoglio - spiega Elena Beccaria, gestore di Banca Sella -. In particolare nello scenario attuale che proietta l’inflazione su livelli superiori al 2% a causa della potenziale minor spinta deflattiva delle aree emergenti».

Il rischio. C’è però un fattore aleatorio dato che questi titoli sono legati all’inflazione europea e non a quella italiana. Anche se negli ultimi due anni agli investitori italiani è andata bene perche i prezzi sono cresciuti di più in Europa.

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02/04/08

Expo 2015, i numeri e la Borsa

Citylife Milano si è aggiudicata l'Expo 2015 vincendo la volata finale contro la turca Smirne. Cosa potrebbe comportare, lato finanziario, questo successo?

Il giro d'affari dell'expo. Si stimano fino a 29 milioni di visitatori per l’evento che dovrebbe portare alla creazione di circa 70mila posti di lavoro nel periodo 2010/2015 e a investimenti in infrastrutture per 20 miliardi di euro.

Lavori che potrebbero subire un'accelerazione. Potrebbero ottenere una forte spinta lavori come la Pedemontana, la linea metropolitana M4 per Linate, la linea metropolitana M5 da Garibaldi a San Siro. La riqualificazione di Milano passa, inoltre, dalla costruzione di grattacieli nel quartiere storico della Fiera di Milano: per questo è stata costituita la società CityLife, partecipata da Generali Properties, Gruppo Allianz, Immobiliare Lombarda (Gruppo Fondiaria-Sai) e Lamaro appalti.

Società coinvolte. Diverse sono le società quotate il cui giro d'affari potrebbe rientrare nell'orbita dell'Expo Universale 2015 (vedi elenco in basso). Tra queste, al di là di Fiera Milano (oggi in rialzo del 17% dopo il +27% e il +18 dei due giorni precedenti) gli analisti segnalano, quali tra le più attive nell'area milanese:

a) Astaldi. Ha costruito l'attuale Fiera di Milano a Rho-Pero e ha recentemente ottenuto la vittoria della gara per la costruzione della linea 5 di Milano.

b) Risanamento. E' impegnata in due grandi progetti immobiliari a Milano (Santa Giulia e l’area ex Falck di Sesto San Giovanni).

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