Vito Lops -

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maggio 2008

29/05/08

Borsa, tra prezzi e utili ecco i titoli meno cari

Da inizio anno i titoli di Piazza Affari accusano un passivo medio del 16 per cento.  Per chi, però, vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, l'acquazzone che ha colpito il listino milanese ha anche schiacciato i multipli di mercato rendendo appetibili, adesso, alcune quotazioni.

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28/05/08

Mutui, quando cambiare

Mortgagechance Le possibilità per migliorare le condizioni di un mutuo già sottoscritto si allargano. La convenzione firmata dal Governo e dall’Abi, l’Associazione bancaria italiana, - inclusa nel decreto fiscale pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale - rappresenta, difatti, un’opzione in più per chi vuole alleggerire il peso della rata. Dai calcoli effettuati da MutuiOnline. it emerge, però, che sul mercato si possono trovare anche soluzioni più convenienti per affrontare il caro-mutuo.

La nuova rinegoziazione. L’accordo prevede che le banche aderenti propongano ai clienti con un mutuo a tasso variabile di ristrutturarlo in modo tale da ridurre l’importo della rata. Il mutuo, in sostanza, si trasforma in un variabile a rata costante. Vale a dire che il soggetto pagherà per tutta la durata residua sempre la stessa rata. L’eventuale differenza tra l’importo delle nuove rate e quello che il mutuatario avrebbe dovuto pagare viene accantonata in un conto accessorio su cui maturano interessi passivi (calcolati sulla base del tasso Irs a 10 anni maggiorato dello 0,50%). La somma di tali interessi verrà rimborsata con rate aggiuntive (aumenta quindi la durata pattuita). Non comportando un risparmio effettivo ma traducendosi in una dilazione di pagamento «tale soluzione - secondo MutuiOnline.it - appare idonea principalmente per i consumatori in difficoltà con il rimborso del mutuo e con limitato accesso, anche per eventuali problemi di credito, alle offerte di altre banche».

Surroga. In teoria può risultare più conveniente provare a rinegoziare il contratto con la stessa banca a condizioni migliori o spostare il mutuo presso una banca che applica un tasso più basso (attraverso la surroga). Ad esempio, chi oggi paga uno spread dell’1,5%, trasferendo il mutuo in un istituto di credito che calcola un ricarico dello 0,90%, pagherebbe, ai tassi attuali (Euribor 1 mese al 4,37%) su un mutuo ventennale di 100mila euro, 64.200 euro di interessi anziché i 72.500 previsti dal contratto originario, e ridurrebbe la rata da 719 a 684 euro. Se optasse, invece, per la rinegoziazione risultante dall’accordo Abi-Governo pagherebbe sì una rata inferiore (620 euro) a fronte, però, di una quota interessi di 93.400 euro conseguente all’allungamento di sei anni del piano di rimborso iniziale.

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27/05/08

Dopo i subprime l'inflazione

Inflationrate Per le banche non è un momento favorevole. Dopo la crisi subprime, non del tutto messa alla spalle, un altro fattore potrebbe minare la prospettiva di un rilancio degli utili (in molti casi più che dimezzati nel primo trimestre del 2008): l'inflazione.

Secondo uno studio di Deutsche Bank, infatti, il rincaro delle materie prime (spinto in particolare dalla forte domanda che proviene dai Paesi emergenti) manterrà alto il livello del costo della vita. Il che impatterà negativamente sui profitti degli istituti di credito. Nel complesso - secondo quanto riferisce l'analista Matt Spick - porterà a un calo degli utili di un ulteriore 27 per cento. Flessione che rimbalzerà sulle quotazioni in Borsa delle banche. Per quanto in molti casi viaggino a sconto - considerati i forti ribassi accumulati dallo scorso agosto - la spirale "alta inflazione-profitti in calo" difficilmente darà slancio al valore dei titoli. Secondo lo studio, perlomeno in Italia, vi sono solo due eccezioni: UniCredit e Banco popolare. Da evitare, invece, le banche austriache, tedesche e spagnole.

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26/05/08

Pieno di utili con i cereali

Nell’ultimo anno il prezzo del riso è balzato del 74 per cento. In rialzo anche mais (+31%) soia (+87%) e frumento (+130%). Nel complesso, l’indice settoriale dei cereali è cresciuto del 61%, raddoppiando il valore in quattro anni. A beneficiare del boom dei prezzi sono state le società del settore agroalimentare, che hanno visto gli utili decollare. In particolare Danone il cui utile netto è cresciuto di oltre il 200% nell’ultimo anno. Bene anche le aziende che operano nel settore dei fertilizzanti, con rialzi dei profitti fino al 180 per cento. E la Fao, l’agenzia dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione, nel Rapporto 2008 prevede quotazioni elevate fino al 2017, anche se a livelli inferiori rispetto ai massimi raggiunti le scorse settimane.

I motivi del rialzo. I prezzi corrono per motivi diversi: a cominciare dal blocco delle esportazioni decise da alcuni governi locali. Influisce anche il crescente utilizzo di cereali per la produzione di carburanti. Non mancano poi fattori speculativi con molti investitori istituzionali che hanno preferito i contratti sulle materie prime al sofferente settore del credito.

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21/05/08

Come risparmiare sul 730

730 Scade il 31 maggio il termine per la consegna ai Caf (Centri di assistenza fiscale) o agli intermediari abilitati (commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro) del modello 730 per la dichiarazione dei redditi 2007. Ancora dieci giorni, quindi, per preparare ricevute, scontrini e fatture necessari per poter usufruire delle agevolazioni fiscali. Rispetto allo scorso anno cambiano le aliquote (suddivise in cinque scaglioni da un minimo del 23% a un massimo del 43%) e sono state introdotte nuove detrazione sull’Irpef (Imposta sulle persone fisiche) come gli sconti del 55% sulle spese per il risparmio energetico e i bonus del 20% per l’acquisto di beni tecnologici.

Soggetti interessati. Il modello 730 è destinato, in prevalenza, a lavoratori dipendenti e pensionati e offre il vantaggio di ottenere rapidamente eventuali rimborsi: a partire da luglio per i dipendenti e da agosto o settembre per i pensionati.

Bonus. Anche quest’anno sarà possibile detrarre il 19% degli interessi passivi pagati sui mutui per la prima casa (fino a 3.615,20). A cui si aggiunge, da quest’anno, una detrazione fino a 1.000 euro per i compensi pagati agli intermediari immobiliari.Vale anche il bonus del 36% (fino a 48mila euro) per i lavori di ristrutturazione dell’immobile.

Le novità. Debutta sul 730 (sezione V, rigo E38) lo sconto del 55% (da ripartire in tre rate annuali) per le spese sostenute nel 2007 per la riqualificazione energetica dell’immobile. Tra le altre novità, sono previsti anche sconti sui canoni di locazione per studenti fuori sede (fino a 2.633 euro) e sull’acquisto di televisori digitali (fino a 1.000 euro). Inoltre, a favore delle famiglie con almeno quattro figli a carico è prevista un’agevolazione di 1.200 euro.

L’imposta. Dal calcolo, il contribuente che ha versato somme maggiori a quelle dovute, si vedrà accreditare il rimborso nella busta paga, o nella rata di pensione di luglio. Al contribuente che, invece, ha versato di meno, verrà trattenuta dalla busta paga o dalla pensione, la somma spettante al fisco.

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16/05/08

Lavoro, rebus per gli atipici

Tuttalavitadavantieu8 «Sto pensando a una norma che consenta di derogare al limite di 36 mesi per i contratti a termine» perché è illusorio «produrre posti di lavoro stabili per legge». Le ultime dichiarazioni rilasciate dal nuovo ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, potrebbero preoccupare la platea dei precari in Italia che, tra partite Iva, dipendenti a termine - occupati e non più occupati - e collaboratori, conta circa quattro milioni di individui (fonte Istat). Sul tema del precariato è anche intervenuto, questa mattina, il Papa che, ricevendo in Vaticano circa 200 rappresentanti del Forum delle associazioni familiari ha lanciato l’allarme: «Dalle famiglie si leva, talvolta persino inconsapevolmente, un grido, una richiesta di aiuto».

Intanto, la questione della proroga dei contratti a termine, potrebbe essere affrontata già dal prossimo mercoledì quando è prevista la riunione di un tavolo tecnico del Consiglio dei ministri. Una nuova riforma in tal senso aggiornerebbe un quadro più volte rivisto negli ultimi anni, dal “Pacchetto Treu” del 1997 (che ha introdotto il lavoro interinale) alla “legge Biagi” del 2003 (che ha istituito vari contratti fra cui quelli a progetto, a chiamata e di inserimento) fino alla legge 247 del 24 dicembre 2007 (che ha abolito la somministrazione di lavoro a tempo indeterminato e il lavoro a chiamata). Numerosi cambiamenti che rischiano di ingenerare confusione. Per fare chiarezza, ecco una mini guida sui più diffusi contratti di lavoro a termine oggi in vigore.

Contratto a progetto. È stato introdotto nel 2003 con l’obiettivo di limitare il ricorso da parte di alcuni datori di lavoro a collaborazioni coordinate e continuative che nella pratica mascheravano rapporti di lavoro dipendente. Il collaboratore a progetto non è considerato dalla legge un lavoratore dipendente ma un autonomo. La sua attività consiste nell’esecuzione di un progetto da poter gestire autonomamente senza sottostare al potere direttivo del datore.

Contratti a termine. Fino al 2001 il ricorso al contratto a termine era ammesso solo in alcune situazioni imprevedibili e straordinarie. Il decreto legislativo 368/01 ha liberalizzato la possibilità di applicare un termine ai rapporti di lavoro prevedendo che la durata non può essere superiore a tre anni. Con il consenso del lavoratore è possibile prorogare il contratto se la durata iniziale è inferiore a tre anni. La proroga è consentita una sola volta a condizione che sia giustificata da ragioni oggettive e riguardi la medesima attività.

Contratto di somministrazione. Coinvolge tre soggetti: il somministratore, l’utilizzatore e il lavoratore. Il lavoratore è assunto dal somministratore, ma viene inviato a svolgere la propria attività (cosiddetta missione) presso l’utilizzatore. Tra somministratore e utilizzatore viene stipulato un contratto di fornitura di manodopera, che è un normale contratto commerciale. Ha sostituito la figura del lavoro interinale introdotta nel 1997. Lo scorso dicembre (legge 247) è stata abrogata la possibilità di stipulare rapporti di somministrazione a tempo indeterminato.

Contratto a intermittenza o chiamata. La stessa norma ha abrogato anche i contratti a intermittenza, ntrodotti dalla “legge Biagi”, mediante i quali un lavoratore si pone a disposizione di un datore per lo svolgimento di una prestazione di lavoro “su chiamata”.

Contratto di inserimento. È tra le principali novità introdotte dalla riforma Biagi. È a tempo determinato, «diretto a realizzare, mediante un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del lavoratore a un determinato contesto lavorativo». Per questa ragione si indirizza prevalentemnte ai neolaureati e per chi avesse perso il lavoro da più di due anni.

Contratto ripartito (job sharing). Nel 2003 è stato introdotto in Italia anche il job sharing, un contratto atipico con cui due persone si suddividono in due (o più) fasce lavorative un lavoro a tempo pieno.

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15/05/08

Mutui, portabilità, banche e notai: i nodi da sciogliere

Mortgagereverse La portabilità del mutuo da un istituto all’altro è realmente gratuita o no? Il tema è controverso. Innanzi tutto bisogna distinguere tra

a) rinegoziazione del mutuo con la propria banca

b) surroga del mutuo (da una banca all'altra, si possono cambiare le condizioni ma non può essere aumentato l'importo originario del mutuo)

c) sostituzione (è possibile innalzare anche l'importo del mutuo)  (per approfondimenti sulle definizioni si veda questo post)

Veniamo, adesso al dettaglio:

a) La rinegoziazione del mutuo è una facoltà della banca che decide di accogliere una richiesta del cliente di modificare le condizioni del vecchio contratto. Essendo un accordo tra banca e cliente, eventuali costi applicati dalla banca non possono essere contestati.. Nulla vieta, ovviamente, la gratuità dell'operazione. La stessa legge Bersani, articolo 8, comma I, prevede che "Resta salva la possibilità del creditore originario e del debitore di pattuire la variazione, senza spese, delle condizioni del contratto di mutuo in essere, mediante scrittura privata anche non autenticata". Informazione, questa, che conferma che non è necessario un atto notarile per rinegoziare/ricontrattare il vecchio mutuo con la stessa banca.

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14/05/08

Dove andrà il dollaro?

L'euro ha chiuso oggi a quota 1,5459 dollari. In lieve rialzo rispetto agli scambi di ieri. Ma in flessione del 3,4% rispetto al picco toccato lo scorso 22 aprile di 1,6018 dollari.  Si tratta di una semplice pausa (prima di puntare ad altre vette) o della fine di una corsa che prosegue ininterrotta da oltre due anni?

Per capirlo è bene analizzare le cause principali che hanno indebolito il dollaro negli ultimi mEuro_dollaresi:

1) l'aumento del prezzo del petrolio che è appunto scambiato in dollari (se il prezzo di un barile cresce ci vogliono più dollari per comprarlo e, di conseguenza, il biglietto verde si svaluta);

2) la politica monetaria espansiva della Federal reserve (che in meno di un anno ha tagliato i tassi dal 5,5% al 2%) .

Alla luce di questi due fattori, come si muoverà il prezzo del dollaro adesso?

1) Quanto al primo punto, alcuni istituti (come Goldman Sachs) hanno profetizzato una corsa dell'oro nero fino a 200 dollari. Scenario che spingerebbe verso un ulteriore indebolimento del dollaro.

2) L'analisi del secondo fattore, invece, ci aiuta a capire come mai nelle ultime tre settimane il dollaro si è rafforzato. La valuta è stata sostenuta, infatti, dalla considerazione degli investitori che la Fed potrebbe aver interrotto la fase di allentamenti monetari e dai dati economici europei deludenti.

Tirato da due forze contrapposte il dollaro ha quindi interrotto la sua caduta sull'euro, recuperando anzi qualcosina negli ultimi 20 giorni.

Poche ore fa, però, sono stati diffusi i dati sull'inflazione Usa, salita meno del previsto nonostante la corsa delle materie prime, del carburante e del cibo.

Un'inflazione sotto controllo implica meno vincoli per la Fed che potrebbe quindi, in teoria, continuare a tagliare i tassi per rilanciare l'economia. Un'ipotesi, questa, che certo non gioverebbe al biglietto verde e che potrebbe rompere il fragile equilibrio che si è venuto a creare.

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13/05/08

Cina, trema anche la Borsa

Il violento terremoto che ieri ha colpito il cuore della Cina ha scosso anche i mercati azionari dell’area. Questa mattina, l’indice principale della Borsa di Shanghai è arretrato del 2,51% mentre i prezzi dei titoli quotati a Shenzhen sono scesi, in media, dell’1,64 per cento. Si tratta, però, di dati parziali perché, a causa del terremoto, sono state sospese 66 quotazioni. Si tratta della maggiore numero di sospensioni registrato nei 18 anni di storia del mercati azionari cinesi. Nel dettaglio, sul listino di Shanghai sono state escluse dalle contrattazioni 45 società con sede sia nella regione del Sichuan, la zona più interessata dal sisma, che nella vicina municipalità di Chongqing. A Shenzhen, sono stati bloccati 21 titoli. Tra questi si segnalano in particolare quelli di aziende attive nei settori delle infrastrutture, dei trasporti e dell’energia elettrica. Alla base dello stop c’è l’impossibilità di avere contatti con le imprese in questione.

Chi sale. Tra le società scambiate, invece, si segnalano spunti a corrente alternata, con il settore del cemento a giocare la parte del leone sulle attese di un aumento della domanda di costruzioni. Il balzo maggiore è stato messo a segno da Hebei Taihang cement (+10,09%) seguito da Asia cement, quotata nella vicina Taiwan (+6,96%) e da Shun Ho technology holdings il cui prezzo, nel mercato di Hong Kong, ha registrato un’accelerazione del 6,8 per cento. Bene anche Sino land (+3,49%).

Chi scende. Al contrario, sono caduti i titoli del comparto assicurativo, in particolare quelli ancorati al settore immobiliare. Tra le peggiori performance si registrano quelle di Pacific securities (-6,48%) e China Life insurance (-4,73%). Male anche i titoli energetici dato che nel Sichuan è localizzato circa il 40% delle riserve di gas naturale della Cina. I big PetroChina (-2,63%) e China petroleum (-2,32%) hanno chiuso la seduta in affanno. Si temono, inoltre, ripercussioni sul fronte dei prezzi dei prodotti agricoli e sull’inflazione su scala nazionale.

In Italia. I tre Etf (fondi passivi) cinesi quotati in Italia viaggiano a metà seduta in terreno positivo con rialzi tra il 2 e il 3 per cento. Questi panieri, infatti, replicano l’andamento dei titoli cinesi quotati a Hong Kong, che ha chiuso in rialzo dell’1,95% trascinato da Hsbc e China mobile.

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12/05/08

Mutui, il misto non piace più

Fisso o variabile. Il tasso misto - l'opzione che consente di spostare in corsa il tasso applicato sul mutuo - non piace più agli italiani.  Secondo le ultime rilevazioni di MutuiOnline.it (relative a marzo 2008), nel primo trimestre dell'anno le erogazioni di prestiti ipotecari via web a tasso misto si attestano all'1,6% del totale, contro il 77,9% di quelle a tasso fisso e il 19,1% appannaggio delle soluzioni a interessi variabili.

Il declino del misto è cominciato nel 2003 (nel 2002 questa soluzione era scelta da un mutuatario su quattro). La sensazione è che i novelli mutuatari, di fronte alle tensioni del mercato del credito, preferiscano scelte nette (come il porto sicuro del tasso fisso, benché costi qualche decimo in più rispetto al variabile) rispetto a una soluzione transitoria come, appunto, il tasso misto.

Va aggiunto, peraltro, che l'opzione offerta dal tasso misto costa in media, per durante dai 20 anni in su, lo 0,4% in più del variabile, praticamente quanto un fisso. Il che significa che i contraenti, a parità di prezzo, preferiscono oggi "assicurarsi" da fattori esogeni che possono rompere gli equilibri macroeconomici (e di conseguenza impattare sulle rate) più con il fisso piuttosto che ricorrere al misto.

Del resto, il decreto Bersani che ha introdotto la portabilità a costo zero dei mutui (in molti casi ancora disattesa dagli intermediari del credito) trasforma, difatti, qualsiasi mutuo in misto, consentendo al contraente di cambiare soluzione (mediante surroga) in qualsiasi momento. Un vantaggio, questo, non di poco conto rispetto al misto classico con il quale, invece, è possibile cambiare tasso solo a scaglioni temporali prefissati dalla banca (non necessariamente convergenti con le manovre sui tassi della Banca centrale).

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07/05/08

Grand Theft Auto 4 vola in Borsa

Gtauto4 Da 16 a 26 euro dollari in tre mesi. Dietro il balzo registrato da Take two interactive - produttore di videgiochi quotato al Nasdaq - c’è il lancio del videogame Grand Theft Auto 4, nei negozi dal 29 aprile. Le aspettave sul prodotto - paragonato all'equivalente cinematografico de Il Padrino -sono altissime, visto che i precedenti hanno venduto 70 milioni di copie. Questo spiega perché in Borsa Take two è cresciuta del 47% dalla scorsa estate, viaggiando in controtendenza rispetto all’indice tecnologico di Wall Street che negli ultimi 10 mesi è arretrato del 3,22 per cento.

E, stando al giudizio di Citigroup del 24 aprile, le azioni di Take two (che oggi valgono poco più di 26 dollari) hanno spazio fino a 30 dollari. Margini anche per la concorrente Electronic arts che a febbraio ha offerto 1,9 miliardi di dollari (26 dollari ad azione) per conquistare Take two. A metà aprile Janco Partners ha alzato il prezzo obiettivo a a 75 dollari (rispetto agli attuali 52). Se la scalata andasse in porto, il nascente colosso supererebbe l’attuale numero uno del settore, Activision che, dopo aver guadagnato il 60% dallo scorso agosto, ha incassato un apprezzamento dagli analisti di Sterne Agee secondo cui il titolo è “da comprare” fino a 34 dollari (il 25% in più rispetto alla chiusura di ieri).

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06/05/08

Le azioni straniere sono tassate tre volte

Taxazionistraniere Come vengono tassati i proventi da investimenti in titoli esteri? Quanto alla plusvalenza o capital gain (differenza positiva tra il valore di acquisto e il prezzo di vendita) se ci si avvale di un intermediario italiano questi provvederà a tassarla applicando una ritenuta del 12,50%, come se fosse un titolo italiano.

Più complesso il regime fiscale che riguarda gli eventuali dividendi distribuiti dalla società straniera. In questa caso, la nuova disciplina (numero 80 del 7 aprile) prevede che venga applicata una ritenuta d’imposta del 12,50% sul “netto frontiera” ossia sull’importo percepito al netto della ritenuta applicata dallo Stato estero. Se poi si considera che l’utile societario è già tassato in sede di bilancio, risulta quindi che il dividendo percepito da un investitore italiano, quando acquista un’azione straniera, subisce una tripla tassazione economica.

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